BOLZANO. «Una terapia di sicuro. Per il giovane aggressivo che si trasforma in bullo e per quello che soffre di autostima. In entrambi i casi, nella mia lunga esperienza, ho visto dei miglioramenti. Per questo il mio sogno è portare il pugilato nelle scuole. In molte parti d’Italia si fa già da tempo, all’interno delle lezioni di educazione fisica. Abbiamo presentato diverse domande, ma finora la risposta è sempre stata negativa». Nell’album dei ricordi 110 match, solo 10 sconfitte e ben 30 vittorie per ko, Francesco Nicotera, titolare della palestra che al Palamazzali di viale Trieste porta il suo nome, non ha dubbi: «Il pugilato è l’antidoto alla carica di violenza che sempre più giovani e giovanissimi oggi si portano dentro e la scaricano sulla persona che magari neppure conoscono o in atti di vandalismo. È una scuola di vita. Per tutti giovani, adulti, donne».

L’ex pugile bolzanino su questo si trova d’accordo con la psicologa. Cristina Quaranti, psicologa-psicoterapeuta che cura lo sportello psicologico in alcune scuole dell’infanzia, elementari e medie di Bolzano, nell’intervista pubblicata sull’edizione dell’Alto Adige del 18 aprile, spiegava che a ragazzi e ragazze che vivono situazioni difficili dal punto di vista psicologico, suggerisce di fare “boxe, karate, Krav Maga (sistema di combattimento nato in Israele che unisce tecniche di attacco e di immobilizzazione e wrestling, ndr): discipline che più di altre consentono loro di scaricare la violenza che hanno in corpo e comunque di imparare, semmai ce ne fosse bisogno, a difendersi. Vanno bene comunque tutti gli sport, ma più sono pericolosi, più c'è bisogno di rispettare le regole, se non si vuole rischiare di farsi male o di farlo agli altri”.

Questo spiega anche il crescente interesse per queste discipline: “dure” e proprio per questo caratterizzate da “regole” precise. O le rispetti o sei subito fuori.

Tra gli allievi di Nicotera anche sei giovanissime cariche di entusiasmo e determinazione.

«La cosa forse più difficile è stata convincere i miei. Quando dopo anni di nuoto sincronizzato, ho detto che avrei voluto fare boxe. La risposta è stata: Sei proprio sicura? Non vorresti provare con qualche altra disciplina?». Sara Eraldi, 15 anni, studentessa del liceo classico indirizzo linguistico “Carducci”, quattro mesi fa ha indossato i guantoni e adesso ha già chiesto di poter gareggiare.

«Mi piace questa disciplina - spiega Sara - anche perché ti consente di scaricare lo stress accumulato a scuola. E poi ti fa sentire più sicura di te stessa, visto che - grazie all’allenamento che si deve fare anche fuori dalla palestra - acquisisci maggior elasticità e rapidità nei movimenti».

Francesca Di Falco, 14 anni, studentessa delle Archimede, è arrivata un anno fa nella palestra di Nicotera: «Mi è sempre piaciuta la lotta in generale, inoltre a me la boxe è stata consigliata per sfogare una certa tensione che mi portavo dentro. In effetti è così: è una disciplina che consente di liberare la mente e di stare bene anche fisicamente. Mi piace così tanto che ho chiesto all’allenatore di gareggiare».

Dal PalaMazzali di viale Trieste al Palasport di via Resia dove Maria Pavanello (Stefania per tutti), che nel 1976 assieme al marito Giorgio Conforti ha fondato il Centro Studi Arti Marziali Ju Dojo, insegna a bambini ed adolescenti i segreti del karate. «Capita spesso che gli psicologi - spiega la maestra di karate che ha 41 anni di esperienza alle spalle - mi mandino bambini ipercinetici o adolescenti con problemi di aggressività. Devo dire che le soddisfazioni maggiori me le danno i piccoli: con loro è più facile. Con gli adolescenti invece è dura, perché fanno fatica a rispettare le regole. Ma io parlo chiaro fin dall’inizio: tanto per cominciare niente cellulari. In genere capiscono e si adeguano e allora, piano piano, arrivano anche i risultati. Ed è così che chi è aggressivo impara ad incanalare nel modo giusto l’aggressività e comincia a controllarsi. In più il karate dà a chi lo pratica una maggior sicurezza».