BOLZANO. Due trafficanti di reperti archeologici sono finiti sotto processo davanti al tribunale di Bolzano con l’accusa di presunta violazione delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali. Si tratta di Giuseppina Perazzi di 65 anni (domiciliata a Pescantina in provincia di Verona) e di Giampiero Ierbulla di 62 anni, residente a Trieste. I due sono accusati di aver tentato di trasferire in Germania un notevole quantitativo di reperti paleontologici di provenienza italiana pur non essendo in possesso dell’attestato di “libera circolazione” o di licenza di esportazione. In effetti i due furono denunciati il 13 luglio del 2007 dopo che un carico di reperti palentologici di provenienza italiana era stato individuato in Germania ed in seguito restituito alle autorità italiane.

I reperti (manufatti di selce dell’industria litica del Paleolitico Antico e Medio) erano stati inviati alla casa di aste «Gorny e Mosch» di Monaco di Baviera. Il trasporto era stato organizzato tramite la ditta «Schenker Italiana spa». Originariamente il processo era stato avviato davanti al tribunale di Verona dopo che i reperti rientrati in Italia erano stati sottoposti a sequestro.

Solo dopo alcuni anni i giudici scaligeri si sono però dichiarati incompetenti inviando gli atti al tribunale di Bolzano indicato territorialmente competente. Il tentativo di esportazione dei reperti paleontologici si è infatti verificato al valico del Brennero. Di qui la decisione di considerare competente il tribunale di Bolzano. Ricordiamo che il codice di riferimento considera «beni culturali» le cose immobili e mobili «appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico... che presentano interesse artistico. In sostanza lo Stato, attraverso la Provincia autonoma di Bolzano, rivendica la proprietà dei reperti da tutela nell’interesse della collettività. Nel nostro caso i reperti intercettati e sequestrati sono stati definiti dagli esperti «di straordinario interesse storico, artistico ed archeologico». Ieri il giudice, in occasione della prima udienza, ha accolto l’istanza di uno degli imputati che ha chiesto la rimessione del processo per legittimo sospetto sostenendo che il tribunale di Bolzano, anche in occasione di altri casi analoghi, avrebbe dimostrato di non applicare correttamente le disposizioni di legge «con l’unico scopo - si legge nell’istanza inviata alla Corte di Cassazione - «di confiscare dei beni avulsi dal proprio territorio di competenza». In attesa della Cassazione il processo è stato aggiornato al 18 febbraio.

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