PHOTO
BOLZANO. La porta della sala d’attesa si apre e Salah, un ometto riccio e brizzolato di una cinquantina d’anni e col gilet del servizio di assistenza ai profughi, accoglie con un sorriso e un «Salam alekum» i tre ragazzi. Un volontario li ha pescati al binario 2 mentre tentavano di decifrare l’orario dei treni appeso al muro della stazione di Brennero. Dentro, oltre al tepore, che è già un sollievo, ci sono panini e una bevanda calda, e qualcuno che parla la loro lingua, per fare e ricevere domande e risposte; con cui riuscire ad avere uno scambio di battute che vada oltre i gesti dei bisogni primari di cibo, acqua, freddo e dormire.
Da un paio di giorni la Volontarius, col sostegno della Provincia, della comunità comprensoriale e del Comune di Brennero, e in collaborazione con le forze dell’ordine, ha avviato un progetto di supporto ai migranti proprio all’interno della stazione; la sala d’attesa appunto, perché novantanove profughi su cento, anche se fatti scendere dal treno, restano pochissimo a guardarsi intorno, e al treno successivo o quello ancora dopo, tentano di nuovo la sorte. L’obiettivo è sempre lo stesso, superare la diga della polizia austriaca e filare dritti in Germania, o anche più a nord, in Danimarca e Svezia, dove famiglie e amici sono pronti ad accoglierli e dare loro aiuto.
Quelle poche ore in sala d’attesa diventano quindi essenziali per fornire assistenza, e magari rifocillare gli stomaci vuoti dopo giorni di digiuno e offrire abbigliamento invernale, soprattutto se in viaggio ci sono bambini piccoli, a volte da soli, o donne incinte o persone in evidente stato di debolezza. Ecco il supporto offerto dalla Volontarius, oltre all’assistenza nel caso di fermo, con un interprete che traduca le domande della polizia e spieghi le ragioni e le leggi dietro a quello che spesso si limita ad apparire come un sopruso.
Salah, distribuendo panini al formaggio, parla con i tre ragazzi: sono eritrei tra i 20 e i 30 anni, sbarcati su qualche antro della costa siciliana poco più di un mese fa e portati a Palermo. Da settimane viaggiano verso nord, rimbalzando indietro ad ogni fermo di polizia e riprendendo il viaggio appena possibile. A Roma degli amici, qualche giorno addietro, hanno dato loro vestiti puliti, felpe col cappuccio, scarpe nuove e un trolley, forse per cercare di mimetizzarsi tra la folla. In mano hanno ancora il biglietto da 67 euro per Monaco. Erano riusciti a varcare la frontiera martedì, ma la gendarmeria austriaca a Innsbruck li ha beccati, fotosegnalati e rispediti indietro a Brennero.
«L’emergenza umanitaria è una realtà - afferma l’assessore provinciale Martha Stocker durante la conferenza di presentazione del servizio - è un tema di proporzioni talmente grandi che supera ampiamente le nostre possibilità di intervento, ma non per questo potevamo fare finta di non vedere». Ecco quindi il finanziamento da 150 mila euro per assistere i profughi in transito. «Si tratta di fare ognuno la sua parte - prosegue - tutta l’Europa deve intervenire, questo è un tema già presente in tutti i tavoli di trattative che abbiamo in corso sia a livello nazionale che con l’Austria, ma chiaramente non basta la nostra voce da sola».
Prende la parola il vescovo Ivo Muser, con la voce quasi commossa: «Questo problema tocca un nervo del Vangelo - le parole vibrano - a una settimana dal Natale invito tutti a riflettere su queste storie di povertà, miseria e dolore; il Natale stesso è una storia di povertà, c’è una famiglia di profughi in viaggio e un bambino che nasce in una stalla, questo è lo spirito del Natale». L’emergenza dei migranti, dei loro respingimenti, delle mille treversìe necessarie per approdare a destinazione e ricongiungersi alle loro famiglie, «è un tema che mi tocca - confessa Muser - lo sento profondamente mio».
Mentre le autorità parlano, un paio di treni arrivano da sud e ripartono verso nord. I tre giovani tentano la sorte, ma saliti dalla coda del vagone, riscendono dalla testa venti metri più avanti, hanno centrato quello dove c’era un poliziotto austriaco. Desolati si rimettono in marcia verso la sala d’attesa, stavolta però gli agenti si piazzano davanti alla porta, ché si avvicina l’ora di punta e il numero dei treni in transito aumenta verso il primo pomeriggio.
A distanza di poche centinaia di metri il questore Lucio Carluccio riceve il vicecomandante della polizia del Tirolo nel commissariato di Brennero, per conoscersi di persona, ribadirsi la volontà di collaborazione e confrontarsi sulla questione. La conferenza stampa finisce e per un attimo il binario si affolla di telecamere, gli agenti fanno spazio e le interviste proseguono a tratti sulla banchina, interrotte da un treno austriaco che arriva e riparte quasi immediatamente, nessuno scende a Brennero. Quando si mette in moto, però, nella sala d’attesa i tre ragazzi eritrei non ci sono più.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


