BOLZANO. Altri quattordici profughi fermati, ieri, dalla polizia austriaca, e riconsegnati al commissariato di Brennero. Tutti uomini, originari di Eritrea, Mali, Senegal e Gambia stavano cercando di raggiungere in treno la Germania, ma come per migliaia di altri prima di loro, l’accesso al confine è risultato sbarrato. Lo stesso è valso per altri quindici, sempre ieri, che hanno invece abbandonato direttamente a Bolzano la speranza di varcare la “frontiera” con l’Austria. Fatti scendere in stazione dalle pattuglie trilaterali dal convoglio internazionale, e fotosegnalati per il riconoscimento dalla polizia ferroviaria italiana.

E mentre l’arrivo di condizioni meteo migliori preoccupa non poco le organizzazioni umanitarie e le istituzioni coinvolte nel controllo degli sbarchi, dall’Austria è arrivato un nuovo, ulteriore giro di vite contro l’ingresso di profughi e migranti dall’Italia. Le scorte trilaterali, farre di poliziotti italiani, austriaci e tedeschi a bordo dei treni in transito al confine, non è sembrato sufficiente, e allora è arrivato l’ordine di presidiare anche i treni regionali, solo quelli austriaci per il momento.

La decisione è al limite degli accordi bilaterali tra governo austriaco e italiano, che al momento prevede la collaborazione trasfrontaliera per i soli treni internazionali. Ma i gendarmi hanno presto capito che questo aveva generato una “falla” nel loro sistema di controllo degli accessi: dei circa cinquemila profughi respinti nel corso dell’ultimo anno, infatti, sono pochissimi quelli che hanno definitivamente scelto di restare in Alto Adige o in Italia, per la maggior parte di loro, dopo ripetuti tentativi, è arrivato il momento di riuscire a superare il blocco e dirigersi verso il Nord Europa. Uno dei canali, probabilmente, era proprio quello del passaggio per i treni regionali, finora meno presidiati. «Questa strategia - afferma il segretario del sindacato di polizia Siulp, Mario Deriu - dimostra che l’intenzione è quella di spostare la responsabilità della soluzione sul suolo italiano; questo blocco ulteriore, probabilmente avrà come conseguenza diretta, l’aumento dei tentativi di transito sulle strade, e in percorsi alternativi che si fanno sempre più pericolosi».

L’unica soluzione, ribadiscono gli analisti di questo fenomeno, sta nel creare un “corridoio umanitario” che permetta ai profughi di arrivare a destinazione in tutta sicurezza, «Questo è un problema sicuramente umanitario, sociale e politico - afferma Deriu - ma non di Polizia».

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