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BOLZANO. L’affondo di Giorgia Meloni in aula alla Camera sul tema toponomastica («il ministro Cécile Kyenge farebbe bene ad occuparsi della minoranza italiana dell’Alto Adige») non è passato inosservato. Il Partito Democratico in particolare, dopo le critiche sui cartelli di montagna anche al ministro Delrio da parte di gran parte del centrodestra ma anche del Cai, ha cercato di fare chiarezza a tutto campo spiegando che non è urlando che si risolve, o quantomeno si affronta, l’annoso (e oggettivo) disagio del gruppo linguistico italiano. Che però difficilmente potrà essere considerato una minoranza, alla stessa stregua di tedeschi e ladini.
Onorevole Bressa, ma gli italiani dell’Alto Adige per contare devono davvero essere considerati una minoranza come ha sostenuto Giorgia Meloni alla Camera?
«Quella è stata una mera provocazione. Potrei dire propaganda post-fascista che forse fa gioco a Fratelli d’Italia in vista delle elezioni provinciali. Gli altoatesini di madrelingua italiana sono cittadini italiani a pieno titolo, altrochè minoranza».
Ma deve ammettere che il disagio italiano, sebbene se ne parli da decenni, è una cosa oggettiva. Non crede?
«Il disagio è una condizione che si può percepire per come viene attuata l’autonomia sul territorio. Per le modalità con le quali i partiti scelgono di agire».
Già, ma il disagio c’è. Ed è evidente, come sostengono gli stessi partiti del centrosinistra.
«Certo, ed è giusto che se ne parli ma non guardando indietro. Bisogna avere lo sguardo proiettato in avanti».
Cosa vuol dire in concreto?
«Voglio dire che ci sono temi, tra i quali mi sento di citare la proporzionale, il bilinguismo o le pari opportunità, sui quali sarebbe giusto tornare a discutere pensando al futuro, anche a vantaggio degli italiani dell’Alto Adige».
Lei quando parla di proporzionale a cosa si riferisce in particolare? A qualche caso concreto?
«Mah, penso ad esempio che non sia sensato prevedere una rigida spartizione dei posti tra i gruppi linguistici nella scelta di un primario di un ospedale. È giusto che il paziente venga operato dal medico più preparato, quello con le credenziali migliori, a prescindere dal gruppo linguistico di appartenenza. Ma questo è solo uno degli esempi che mi sento di fare».
Già, però parlare di disagio degli italiani e lasciare centinaia di nomi solo in tedesco sui cartelli di montagna sembra una contraddizione.
«L’accordo che ha fatto il Pd con la Volkspartei in materia di cartelli di montagna è tutt’altra cosa. E fa un po’ d’ordine in una materia sulla quale si discuteva da anni senza trovare un’intesa».
Ma si sono lamentati persino gli assessori del suo stesso partito, il Pd, che si sono sentiti scavalcati.
«Io la lista dei nomi non l’ho nemmeno vista. Spetterà proprio agli assessori provinciali del Partito Democratico cercare di migliorare l’accordo di massima già raggiunto tenendo conto anche delle indicazioni del gruppo italiano e del Cai. Mancano ancora, per inciso, gli atti attuativi di quell’intesa».
Ma c’è un motivo particolare per il quale, quando si parla di disagio degli italiani dell’Alto Adige, finiscono nel mirino sempre e solo i ministri del Pd? Dopo Delrio ora è toccato alla Kyenge.
«È vero esattamente il contrario. Il Partito Democratico è l’unico vero partito italiano presente in Alto Adige. Che ha un’idea ben definita per il futuro della provincia di Bolzano. Gli altri pensano solo a fare opposizione».
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