di Paolo Campostrini

Ma l'autonomia "ci" è cara o sta diventando troppo cara? Gianclaudio Bressa allarga le braccia: «Ci deve essere cara perché è un valore assoluto. Pace e benessere sono arrivati grazie a lei. Ma per l'effetto di alcune scelte improvvide rischia di costarci cara. E comunque, bello il titolo del vostro dibattito "carissima autonomia"...». Ecco il nuovo Bressa sottosegretario. Stretto tra il ministero agli Affari regionali e le ansie per il Pd bolzanino. E per quello che accade oggi, tra cattivissima pubblicità, sindacati in piazza contro i consiglieri (anche del Pd), giunta a rischio, panni sporchi lavati in pubblico e invidie che esplodono ai confini. Perché Bressa ci sarà anche lui, sabato 12 aprile (ore 17) al Cristallo, tra il viceministro Enrico Morando e Arno Kompatscher al festival dell'"Alto Adige", per cercare di capire e far capire quello che ci sta succedendo.

Da dove si comincia?

Dal dito nell'occhio. Nel senso che quello che è accaduto ha avuto lo stesso effetto. E ora si deve immediatamente rimediare.

Non è tardi?

Quello che è accaduto dopo ci mostra come sia possibile farlo. Non dico che doveva accadere ma conto che le conseguenze possano essere salutari.

Ma non si rischia, dopo aver gettato fango su questi politici, di trascinare dentro anche la politica dell'autonomia?

E' un rischio ma proprio chi giudica assolutamente negative le scelte dei consiglieri sul terreno del denaro pubblico e dei vitalizi, deve saper distinguere. Questi aspetti devianti e deviati non devono mai farci dimenticare che l'autonomia è una garanzia. Ed è garantita. Ed è un modello per le costituzioni di tutta Europa.

Ma adesso sembra di sparare sulla Croce rossa. Almeno a sentire i commenti in Italia...

E' così. Per questo l'errore è stato gravissimo. Perchè fuori di qui la specialità era già vista come un privilegio, adesso quasi come un sopruso. Occorrerà un grande lavoro di ricucitura e di responsabilizzazione.

Ora che tutti chiedono un'autonomia come quella altoatesina bisognerà, più di sempre, aver chiare le ragioni fondanti della nostra, no?

Io lo dico fino a restare senza voce: l'autonomia è diversità. E' la diversità la sua ragion d'essere. Siamo speciali non per grazia ricevuta ma per ragioni storiche e costituzionali. Ci sono minoranze, tre lingue, un percorso chiaro nei meandri del dopoguerra. Bombe, fatiche, convivenza.

Ma la storia a volte non basta...

E' così, purtroppo. Per questo dico che la specialità nasce non per garantire un privilegio ma per garantire la sopravvivenza delle nostre particolari condizioni sociali e linguistiche. E non è garantita per sempre e comunque.

Nel senso?

Che deve essere quotidianamente guadagnata dalle azioni della politica. Lo Statuto non è la Bibbia e l'autonomia non è il Vangelo. Siamo passati dall'autonomia combattente di Magnago a quella come rappresentazione dell'autogoverno durante l'era Durnwalder. Adesso siamo una fase di passaggio delicata. Ora deve essere il tempo dell'autonomia come responsabilità e solidarietà. Per questo episodi come quello dei vitalizi oltre a testimoniare una distanza tra politici e gente comune, sono pericolosissimi. Perchè toccano proprio il terreno della responsabilità della classe dirigente e della solidarietà nei confronti dei cittadini attanagliati dalla crisi. Una doppia caduta."

E intanto a Venezia stendono striscioni dove chiedono di essere come Bolzano e la Lombardia vuole l'autonomia speciale...

Inevitabile. Io sono veneto e queste le cose le sento da quando sono nato. Ma dico anche che le classi dirigenti venete e lombarde non hanno fatto altro che perdere occasioni per pretendere e costruire una maggiore autonomia amministrativa. Hanno disperso il loro enorme patrimonio in termini di ricchezza culturale, amministrativa ed economica in anni in cui tante cose erano possibili. Ora che c'è la crisi si gettano nel populismo leghista. E' un peccato. Anche perchè la riforma del titolo V offre nuove possibilità sul terreno del federalismo. Ma Bolzano deve dare l'esempio. Solidarietà e sobrietà. Questa la strada per tornare ad essere un esempio per tutti".

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