PHOTO
BOLZANO. Pagava 830 euro al mese di affitto per un appartamento, un grazioso bilocale in centro a Bressanone. Ma lì dentro, oltre a lui, un 33enne pachistano, vivevano abusivamente dodici persone. Tutti stranieri, alcuni irregolari. Quando i Carabinieri sono entrati nell'abitazione non sapevano dove mettere i piedi. Un ammasso di brandine, letti, sacchi a pelo. Un materasso era stato posizionato vicino al piano cottura dove, a loro volta, erano accatastate delle padelle una sopra l'altra. Zaini e sacchetti gettati a terra. Per non parlare della sporcizia accumulata nel corso dei mesi. Una casa che non sembrava aver mai visto un aspirapolvere. Di tutto questo il proprietario, un 60enne altoatesino, non ha saputo nulla finché i vicini non gli hanno segnalato uno strano viavai di persone mai viste prima.
Dalla segnalazione è scattato il sopralluogo dei militari e la successiva denuncia del titolare dell'abitazione. Conferito il mandato all'avvocato Fabrizio Francia, è partita un'azione civile contro l'inquilino. La vicenda è finita davanti al giudice Ivan Rauzi, che ha disposto lo sfratto immediato del 33enne straniero. Già fissato il termine perentorio entro cui l'inquilino dovrà liberare e riconsegnare l'immobile. Il Tribunale, inoltre, ha disposto una misura coercitiva con penale di 30 euro al giorno per ogni eventuale ritardo.
Il locatario è stato condannato a rifondere al titolare oltre 6.400 euro di spese legali, ma il recupero di quei soldi è tutt'altro che scontato. L'uomo citato in giudizio non si è neppure presentato in aula. Al momento non si trova. Potrebbe essere scappato all'estero.
La ricostruzione
Il 33enne, al momento della firma del contratto d'affitto, diversi anni fa, aveva dimostrato al proprietario di poter pagare quel canone (830 euro al mese, spese escluse) presentando le sue buste paga. Il contratto firmato era destinato esclusivamente «all'uso abitativo del singolo conduttore», rafforzato da una clausola che vietava tassativamente qualsiasi forma di sublocazione o cessione dell'alloggio a terzi. Sono stati mesi da incubo per l'intestatario di casa. Prima ancora del blitz delle forze dell'ordine, lo stesso proprietario aveva in realtà tentato di risolvere la questione in via bonaria. Effettuando alcuni sopralluoghi concordati nell'appartamento, si era insospettito notando la presenza abituale di sconosciuti ed enormi pentoloni da mensa posizionati sui fornelli.
Aveva così inviato una formale lettera raccomandata di diffida, concedendo due settimane di tempo per far allontanare le persone non autorizzate. Un avvertimento rimasto del tutto inascoltato dall'inquilino. La situazione è addirittura peggiorata con il passare del tempo. Se in occasione della prima ispezione serale i Carabinieri avevano censito dieci posti letto, un secondo controllo eseguito dalla Polizia locale, a causa civile ormai avviata, ha rivelato che le brande allestite erano salite a dodici.
Gli agenti vi hanno identificato diverse persone che dimoravano stabilmente nell'appartamento senza alcuna residenza. Nelle motivazioni il giudice ha sottolineato che «un sovraffollamento di questa portata non soltanto sottopone l'immobile a un'usura spropositata, ma espone il proprietario a pesanti rischi di controlli fiscali e a responsabilità verso le autorità per la mancata comunicazione degli alloggiati».


