BOLZANO. Dopo l’uccisione di Nikita - la giovane Amstel Bulldog morta dopo aver ingoiato uno straccio avvelenato, probabilmente sulla ciclabile di Terlano - si sta diffondendo il panico tra i proprietari di cani, della zona, ma non solo. Abbiamo chiesto al veterinario Ugo Brigadoi, che opera ad Appiano, cosa possono fare i proprietari per difendere i loro animali. «È molto semplice: i cani, fuori dalla loro casa o dal loro giardino, devono avere la museruola, una di quelle a cesto, in cui si sentono comodi, possono respirare bene, ma non mangiare. Sono obbligatorie e sono sicure, anche per difendere gli altri. Le intossicazioni sono di due tipi. La prima è quella volontaria, causata per crudeltà, cattiveria e sadismo. La diffusione è più o meno uguale in tutta Italia, anzi qui da noi meno frequente che in altre zone. Poi c’è l’intossicazione causata da sostanze tossiche usate in agricoltura, che per fortuna sta diminuendo anche perché certi veleni non possono più essere utilizzati. Sarebbe opportuno che il contadino mettesse un semplice avviso. In questo caso vengono soprattutto usati dei ratticidi. I topi sono molto frequenti in primavera e in autunno, quando sono affamati prima e dopo il letargo, e spesso mangiano le radici dei giovani meli: è ovvio che il contadino debba difendersi, se vuole mangiare le sue mele, ma, ripeto, dovrebbe esporre dei cartelli di avviso».

Molti si chiedono quali siano le sostanze tossiche più frequenti? «La sostanza che i cani ingoiano spesso sono i ratticidi. Contengono anticoagulanti che procurano il dissanguamento. Sono relativamente semplici da curare con la vitamina K. Le altre sono i molluschicidi, come i veleni contro le lumache. Tra i principi attivi hanno la metaldeide che danneggia il sistema gastrointestinale. I sintomi sono vomito, ipertermia, tremori muscolari che sembrano crisi epilettiche. In questo caso bisogna somministrare degli anestetici per gli attacchi epilettici, quindi eliminare le sostanze tossiche con lavande gastriche, nel caso che l’avvelenamento sia avvenuto entro un’ora».

Nel caso della cagnolina di Terlano, pare che abbia ingoiato uno straccio. «È possibile. I cani ingoiano di tutto. L’ultima cosa che ho estratto dallo stomaco di un cane è stata una stella di Natale, quella che si mette sull’albero. Poi ho trovato giocattoli, palline, fili di ferro, semi, tappi. È probabile che Nikita abbia ingoiato uno straccio, anche perché sia i lumachicidi che i ratticidi sono gradevoli, sia al palato che all’olfatto. I lumachicidi sanno di formaggio». Ma come si diagnostica un avvelenamento? «L’intossicazione è una delle sfide diagnostiche più problematiche. Anche perché le variabili sono tante: dal tipo di sostanza, al tempo passato dall’ingestione, se il prodotto è stato ingoiato puro o mescolato ad altro. Bisogna fare un’attenta analisi e non sottovalutare nessun dettaglio fornito dal proprietario».

Ecco cosa deve fare il proprietario quando vede che il cane sta male: «I sintomi sono vomito, tremore, ipetermia, fascicolazioni, diarrea. Il proprietario deve subito avvisare il veterinario e correre da lui. Per strada deve ricordare ogni dettaglio: dove è stato, se si è fermato, cos’ha fatto il cane. In questo modo il veterinario ha il tempo di prepararsi e spesso riesce a salvare il cane. Mi raccomando solo di una cosa: evitare il fai-da-te, come dare il latte o buttare l’acqua fredda in testa al cane. Non solo non serve a niente, ma potrebbe anche aggravare la situazione».

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