BOLZANO. Pianificare, avvertire, studiare, coinvolgere e farsi accompagnare. Il concetto di fare delle escursioni in montagna dovrebbe, come minimo, comprendere tutte queste componenti e a dirlo, alla luce anche degli ultimi incidenti, è direttamente il presidente del Cai Alto Adige Giuseppe Broggi.

«Spiace leggere di certe tragedie e la reazione immediata è quella di mettere ancora più impegno nella preparazione alla sicurezza». Nella top list della prevenzione, però, cosa mettiamo? «Direi assolutamente usare di più le carte topografiche per conoscere dettagliatamente il territorio che si va ad affrontare. Oggi, poi, esistono pure delle applicazioni stupende per smartphones che rendono tutto più semplice». Cognizione di causa che si riflette, a catena, su altri aspetti peculiari. «Solo in questo modo - continua Broggi - ci si rende conto del grado di preparazione fisica adeguata e dell’abbigliamento necessario». A stupire dell’ultimo caso, però, è la scelta di partire nel pomeriggio e da soli. «Si tratta di un sentiero difficile e decidere di affrontarlo cominciando dopo pranzo è un errore abbastanza grosso. Di solito ci si avvia alla mattina, a meno di non prevedere la nottata in un rifugio. E’ altrettanto importante, però, cercare di essere sempre accompagnati. Un compagno, magari più esperto, diventa decisivo nella gestione delle emergenze o del panico».

Molto, in questo campo, possono fare le associazioni e la gente che vive la montagna. «Cai e Avs si impegnano molto - conferma il presidente - ma credo si possa fare qualcosa di più tra gli albergatori. E’ cruciale parlare con i turisti che non sono abituati alle nostre montagne in particolare o alla montagna in generale. Un altro insegnamento da mandare a memoria è quello di chiedere sempre informazioni a chi lavora nei rifugi: persone che conoscono a menadito la zona e i possibili cambiamenti del tempo». Che l’esperienza tracci una differenza, poi, viene confermato da una semplice precauzione che Broggi consiglia e che avrebbe salvato la vita allo sfortunato escursionista austriaco. «In quel genere di percorsi è bene portare sempre con sè una coperta termica che peserà un etto, ma consente certamente di superare una notte all’adiaccio in quota. Non solo, una volta sorpresi dal buio è bene fermarsi in un punto e non continuare a vagare. Ultima considerazione: difficile perdersi se ci si allontana dai sentieri numerati. Se non si è davvero esperti è saggio evitare certi allontanamenti». Una vita a guardare in faccia le quote e i percorsi è una ricchezza che bisogna riconoscere e accorgersi quando non la si possiede.(a.c.)