BOLZANO. «Io propongo che la segretaria e tutta la segreteria, a partire da me stessa, facciano un passo indietro e che tutte le componenti del partito mettano da parte odi e vendette per individuare tutti insieme nuovo slancio e un gruppo dirigente capace di farlo crescere». Cornelia Brugger, nella mail inviata una settimana fa in occasione dell’assemblea del Pd, sollecita quello che in realtà a molti dentro e fuori il partito appare come scontato: ovvero visti i deludenti risultati delle ultime elezioni comunali, preso atto della situazione del partito, tutta la segreteria si dimette, a partire ovviamente dalla segretaria Liliana Di Fede, sconfitta tra le altre cose da Christian Bianchi nella corsa alla riconferma a sindaco di Laives.

Di Fede però, l’altro giorno, ha annunciato, che domani azzererà tutti i vertici, con un’unica eccezione: se stessa.

Una soluzione questa che ha provocato la dura reazione del gruppo che fa capo a Mauro Randi e Roberto Bizzo che chiede le dimissioni della segretaria e la convocazione del congresso.

Le bande interne. Brugger non faceva parte della minoranza e in questo momento non fa parte di nessun schieramento, ma chiede in sostanza la stessa cosa: via gli attuali vertici, nessuno escluso. Per questo, sperando di convincere Di Fede a fare quello che almeno una parte consistente del Pd si aspetta che faccia, ha deciso di rendere pubblica la mail da cui esce un quadro pesante del Pd altoatesino.

Un partito che Brugger descrive come “dedito solo ad amministrare l'esistente, ad essere partner fedele e succube della Svp, ma soprattutto a lacerarci in continue lotte interne”. La percezione all'esterno da parte dei cittadini è, se possibile, ancora peggiore: «Siamo percepiti come litigiosi, poltronari e assenti o marginali sui temi importanti. Non vogliamo capire o facciamo finta di non capire che questa guerra tra bande, aree o gruppi personali non avrà mai un vincitore e/o un perdente assoluto: a perdere saremo tutti». All’origine di ciò vi sarebbero nuovi e antichi rancori: «Non mi scandalizza che in un partito ci siano visioni differenti, dibattiti anche spigolosi e ambizioni personali. Ma il tutto deve sempre avere il comune denominatore, il bene del partito, il suo radicamento sul territorio e il suo lavoro per il bene della collettività. Questo gruppo dirigente però, incancrenito nei rancori anche personali, non è in grado per me di dare la giusta spinta per un radicale cambio di rotta. Né sono utili rinnovamenti di facciata o di solo una parte, come ho sentito in questi giorni: non è che cambiando una, due o tutte le pedine senza cambiare logica che si risolve il problema».

Le primarie. Nonostante le sollecitazioni, Di Fede, in un intervento che pubblichiamo partendo dalla prima pagina, conferma che non si dimetterà e ne spiega le ragioni: «Come ho varie volte ripetuto in questi giorni ai miei interlocutori fuori e dentro il partito, sono stata scelta, nemmeno troppo tempo fa, direttamente dai cittadini, alle primarie. Sono loro che mi hanno eletta segretaria, e onorerò la loro volontà fino in fondo. È anche per questo motivo che sento pienamente la responsabilità di imprimere al Pd una svolta, una nuova fase, che parta da un pre-requisito fondamentale: smetterla con gli arroccamenti, e lavorare con grande impegno sul territorio».

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