BOLZANO. L’articolo 19 sulla scuola non è intoccabile, anzi. Lo si può modificare, per liberare dai vincoli sul bilinguismo la scuola italiana, mantenendo invece le tutele sulla scuola tedesca e ladina: parola di Siegfried Brugger. La nuova linea Svp-Pd inizia a dare qualche segnale ancora prima delle elezioni.

Perché mettere mano allo Statuto di autonomia e come? Perché possa specchiarsi nei cambiamenti che ci sono stati e per permettere i cambiamenti che si vogliono incentivare: dal ruolo dell’Europa e dei Comuni, alle norme finanziarie, alla dovuta solidarietà nel risanamento statale, al rafforzamento dell’autonomia stessa, l’assetto di Regione e Provincia. Su questi spunti si sono confrontati ieri al Laurin gli invitati al convegno del Pd «L’Alto Adige e il terzo Statuto di autonomia», introdotto dal segretario Antonio Frena: Gianclaudio Bressa (deputato Pd e capolista alla Camera), Francesco Palermo (candidato di Pd-Svp nel collegio senatoriale Bolzano-Bassa Atesina, professore nella facoltà di Giurisprudenza dell’università di Verona), Siegfried Brugger (deputato Svp, componente della commissione dei 6 e dei 12) e Andrea Giorgis (candidato Pd in Piemonte, professore di diritto costituzionale). L’accordo elettorale nazionale tra Pd e Svp si cala in questa cornice, è stato specificato, come la candidatura di Palermo condivisa tra Svp e Pd. Si deve cambiare, è il filo conduttore, perché l’autonomia sia «inattaccabile sotto ogni punto di vista» in una fase in cui invece le bordate sui «privilegi» sono trasversali e potenti. Da Brugger è arrivata l’apertura a sorpresa sulla scuola. Sottolineando che l’incontro di ieri «può segnare l’apertura di una nuova stagione dell’autonomia» e che «tutti vogliamo una autonomia avanzata», Brugger ha aggiunto, «prima che me lo chiediate, vi dico cosa penso di un tema come la scuola». Questa la sua proposta: «Se riusciamo a seguire la linea di una convivenza avanzata, si potrà ripensare molto sul tema scolastico, perché le scuole dei gruppi non devono essere tutte uguali. Il principio di base è che va salvaguardata la scuola della minoranza, mentre non vanno messe catene troppo forti alla scuola “normale”, vale a dire quella non della minoranza. In questo senso si stimolerebbe anche una certa concorrenza». Aggiunge Brugger: «Si può mettere mano all’articolo 19 distinguendo tra le scuole dei diversi gruppi, perché non ritengo che si debba trattare la scuola italiana allo stesso modo della scuola tedesca e ladina, che necessitano di una certa tutela sulla madrelingua». Per la scuola italiana, già uscita comunque dalla fase delle sperimentazioni, si potrebbe quindi prospettare una maggiore libertà di manovra sul bilinguismo. Bressa rivendica: «Con la Svp abbiamo firmato un patto politico, non un accordo di potere. Non siamo di fronte a una crisi strutturale dell’autonomia, ma alla necessità di un suo aggiornamento, tenendo fermi alcuni punti. Specialità e solidarietà non devono essere due mondi che si scontrano, ma due realtà intrecciate, inserite nel terzo statuto. Rispetto a quanto accaduto negli ultimi mesi, va detto che lo Stato non può aggirare il principio della negoziazione, ma allo stesso tempo l’autonomia deve fare la propria parte». Bressa sottolinea però la necessità di mettere al riparo l’autonomia «ripensando la forma delle norme di attuazione e soprattutto puntando su una definizione netta delle materie di competenza». Palermo parla di svolta necessaria: «Non è più opportuna la strategia degli ultimi anni di prendere il prendibile e difendere il difendibile, limitandosi a qualche uscita dal fortino. Scontiamo 10 anni di ritardo, anni bui per l’intero sistema regionale, speciale e non . Sulle questioni etniche la mia posizione è questa: se si interviene, va fatto nel dialogo. Altrimenti ci si arrocca». Secondo Giorgis, «proprio il principio della solidarietà e della negoziazione consentirà di valutare le autonomie realtà per realtà». Aggiunge Brugger: «Non vedo contraddizione tra autonomia etnica e territoriale. Si è partiti da una forte tutela della minoranza per arrivare a una visione più territoriale. E certo, non si tratta di ristabilire le competenze tolte o di produrre la lista della spesa. Siamo in un’altra epoca».

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