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BRUNICO. Una collaborazione per contrastare a Brunico l’accattonaggio organizzato. Coinvolge il Comune e la polizia municipale, il consiglio parrocchiale, la comunità comprensoriale e l’Unione commercio che, insieme allo streetworker Francesco Campana, hanno realizzato e presentato in un incontro pubblico uno studio sulla situazione che riguarda chi chiede abitualmente la carità lungo le vie e nelle piazze del capoluogo pusterese e chi, eventualmente, sta dietro a queste persone.
L’assessore all’economia Christoph Baumgartner ha ribadito che il fenomeno a Brunico è reale e che le preoccupazioni della popolazione “sono più che comprensibili”. Francesco Campana e Marcello Cont, della Comunità comprensoriale, hanno a loro volta spiegato che, in media, in centro sono presenti dai due ai sette mendicanti. A dedicarsi all’accattonaggio a Brunico sono soprattutto africani ed europei dell’Est. Dal sondaggio emerge poi che di fatto nessuno degli accattoni rilevati risiede stabilmente a Brunico e che si può ipotizzare la presenza di strutture organizzate dedite all’accattonaggio.
Ancora, è emerso che a Brunico ci sono molte persone che donano qualcosa ai mendicanti: somme che, stando alle esperienze raccolte, superano l’importo medio registrato negli altri Comuni dell’Alto Adige.
Un segno di generosità, ma anche, purtroppo, un fattore che potrebbe ulteriormente concentrare in città l’attenzione di eventuali organizzazioni che puntano a introiti sfruttando veri o finti accattoni.
Insomma, non si tratta certo di censurare l’atteggiamento caritatevole dei brunicensi. Anzi, l’obiettivo è orientarlo verso fini sociali accertati. A questo proposito, il fiduciario comunale dell’Unione Schönhuber ha sottolineato che sarebbe più efficace aiutare con donazioni mirate le locali organizzazioni di sostegno, che “hanno una visione d’insieme della situazione e sono in grado di impiegare le risorse per intervenire nel modo e nel posto giusto”. Infine, Ursula Steinkasserer, assessore comunale al sociale, ha ringraziato le organizzazioni che hanno aderito allo studio e ha affermato che in Alto Adige non si era ancora mai registrata una simile cooperazione.


