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BRUNICO. L'acqua rossa e rugginosa che esce dai rubinetti di casa accompagna la quotidianità di diverse famiglie brunicensi fin dal 2005, dal momento cioè dell'allacciamento dell'acquedotto comunale alla sorgente Steewiese di Perca, che eroga acqua “aggressiva” per le tubature zincate, con il conseguente progressivo abbandono dei pozzi di Stegona, le cui falde freatiche erano a rischio di infiltrazione. Per questo dal 2010 in poi il Comune di Brunico ha approvato un regolamento che impone il montaggio di tubazioni di acciaio inox o plastica, cioè compatibili con la “nuova” qualità dell'acqua fornita. Ciò evidentemente non è avvenuto nella costruzione del nuovo fabbricato amministrativo “E” dell'ospedale di Brunico, dai cui rubinetti ha cominciato a uscire acqua rossastra e ad alto contenuto ferroso, che ha obbligato l'amministrazione ospedaliera a dichiararla non potabile, approvvigionando il personale con acqua minerale.
Il fatto, su segnalazione del personale ospedaliero stesso, è stato portato all'evidenza da un'interrogazione del gruppo consiliare provinciale dei Freiheitlichen, che hanno chiesto conferma e spiegazione dei fatti all'assessore competente per i lavori pubblici Florian Mussner. In quale fabbricato e soprattutto qual è il motivo per il quale l'acqua dei rubinetti è stata dichiarata non potabile, sono state le prime due domande che i consiglieri dei Freiheitlichen hanno posto all'assessore; le successive erano volte a conoscere il nome della ditta che ha eseguito i lavori, l'entità dell'appalto complessivo e a chi è stata attribuita la responsabilità dei danni che ne sono evidentemente derivati, posto che si voglia ripristinare la potabilità dell'acqua dei rubinetti in quel fabbricato.
La risposta dell'assessore Mussner non ha potuto fare altro che confermare l'evidenza dei fatti e il provvedimento di non potabilità che si è reso necessario per il fabbricato amministrativo “E”, spiegando che il motivo della non potabilità dell'acqua «è da rilevarsi in un eccesso di contenuto ferroso, i cui valori misurati si collocano fra 0,15 e 4,1 milligrammi per litro mentre il limite ammesso deve essere inferiore ai 0,2 mg/l». Pur nella considerazione che i limiti dannosi per l'uomo, scrive ancora l'assessore Mussner, «si registrano oltre il valore di 200 milligrammi per litro, oltre i contenuti di 0,2 mg/l si verificano comunque effetti sgradevoli come l'odore marcato e la colorazione rossastra che hanno comunque obbligato anche legalmente al provvedimento».
L'assessore non conferma il fatto che siano state montate delle tubazioni non conformi, anche se indica nelle ditte esecutrici, la Aldo Pollonio Spa e la Sanitermica Alberti Spa, che hanno effettuato in consorzio le installazioni per 4 milioni e 700 mila euro complessivi, le imprese responsabili. Alle quali, sempre secondo l'assessore Mussner, è stata trattenuta per intero la cauzione di 400 mila euro versata a garanzia dell'appalto.
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