BOLZANO. Impazzite le spese elettorali del Pd. La sede di piazza Domenicani si trova a fare i conti con uno sforamento di 80 mila euro dei costi sostenuti per la campagna elettorale delle elezioni provinciali. È questo il piatto forte cui sarà dedicata la riunione della segreteria di domani pomeriggio guidata da Liliana Di Fede. Un aumento dei costi rispetto ai preventivi è normale in tutti i partiti, ma nel caso del Pd questa volta si è andati vicini al raddoppio. Quando è stato il momento di pianificare la campagna elettorale per le elezioni provinciali il budget fissato era di 100 mila euro: una cifra compatibile con le possibilità economiche del partito. A distanza di cinque mesi, è saltata fuori la sorpresa dei conti fuori controllo. Il totale delle spese sostenute è di 180 mila euro. 80 mila euro in più rispetto al tetto massimo fissato. La soluzione è già stata individuata: chiamare in soccorso i due eletti, l’assessore Christian Tommasini e il vicepresidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo. Non avendo 80 mila euro in cassa da spendere, il Pd dovrà accendere un mutuo. Alla banca dovranno essere fornite delle garanzie e il partito si è rivolto a Tommasini e Bizzo. Saranno i due eletti a sottoscrivere il finanziamento, ma le rate verranno pagate Pd, attingendo ai propri introiti. E qui si apre il secondo capitolo problematico che riguarda le finanze del partito. Nel Pd gli eletti sono chiamati a versare una parte della propria indennità. Il vincolo è previsto nello statuto e queste sono le percentuali fissate: agli assessori e consiglieri provinciali viene chiesto il 15 per cento della indennità lorda (circa 1600 euro al mese), mentre per gli amministratori comunali (sindaci e assessori) la quota si abbassa al 7 per cento del lordo. I deputati versano il 15% del lordo a Roma. Nel Pd gli eletti tradizionalmente rispettano questo vincolo, consapevoli che al tempo del Pci i versamenti degli eletti potevano arrivare al 50%. Ma non tutti sono così fedeli allo statuto. Ci sono stati in passato e continuano ad esserci alcuni morosi, anche eccellenti. Il caso diventa ora di attualità, perché Bizzo ha chiesto alla segretaria Liliana Di Fede un quadro delle donazioni: quanti eletti versano parte della indennità e quanti si sottraggono. Sembra che non esista un elenco aggiornato e Bizzo insiste per averlo. C’è anche questa vicenda alla base della richiesta di istituire un comitato di tesoreria (previsto dallo statuto), mentre l’organizzazione attuale del Pd vede solo la figura del tesoriere Mauro Marchi. Il comitato di tesoreria è una delle proposte presentate da Mauro Randi ed entrate nell’accordo con Liliana Di Fede dopo le primarie sulla segreteria. (fr.g.)

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