BOLZANO. «Solo aggiustamenti tecnici», era stata la premessa. Ma è scoppiata una bufera politica che ieri ha paralizzato il consiglio provinciale per metà pomeriggio, spaccando la Svp, per tacere delle proteste dell’opposizione. Dovevano essere le quote rosa, lo scoglio di ieri nella discussione sul disegno di legge elettorale della Svp, ma l’incidente è scoppiato sui ladini, sul blitz della Stella alpina per garantire in ogni caso la presenza non solo di un ladino, come vuole lo Statuto, ma un ladino della Stella alpina. Immediata la traduzione delle minoranze: «Si vuole garantire al cento per cento il posto al deputato Daniel Alfreider, se deciderà di candidarsi alle provinciali. «Porcata Alfreider», è il titolo di Andreas Pöder. La proposta contestata è stata poi approvata in serata, insieme a tutta la legge (sì di Pd e Svp, no delle opposizioni, 19 e 15). Ma non era ancora finita: la Svp ha deciso di proseguire in seduta notturna, per discutere anche il disegno di legge sulle indennità. «Quasi di nascosto, per farla scivolare via», protestano le minoranze.

La bufera sui ladini porta la firma del capogruppo Svp Dieter Steger, che ha presentato nel pomeriggio il suo emendamento, un modus operandi che ha provocato l’astensione del Pd e il rifiuto di Noggler di affiancare la propria firma a quella di Steger.Nel disegno di legge di Noggler la presenza di un ladino veniva garantita così: se non viene eletto alcun ladino, entra il candidato ladino più votato, che sottrae il posto all’ultimo eletto della propria lista. E se il ladino eletto fosse dei Verdi o della destra tedesca? Ecco allora ieri l’emendamento di Steger: entra in ogni caso in Consiglio anche il candidato ladino più votato (al posto dell’ultimo eletto della propria lista). Cioè, anche se ci fosse un consigliere ladino di altro partito, verrebbe garantito il posto al ladino con maggiori preferenze, che con tutta probabilità sarebbe della Svp.

Le minoranze non perdonano la mossa. «Perché si deve usare una legge per risolvere i problemi della Svp?», protestano i Verdi. Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) accusa: «Un vergognoso affronto contro la comunità italiana, sotto rappresentata in Consiglio, mentre saliranno a due i ladini. Uno schiaffo alle volontà degli elettori, un brutto atteggiamento culturale». Christian Tommasini ha annunciato così l’astensione del Pd sull’emendamento Steger: «La proposta non è anticostituzionale e non danneggia il gruppo italiano, ma il tema è delicato e avremmo preferito avere più tempo per rifletterci». Urzì ha chiesto la votazione separata per gruppi per eventuale ricorso alla Corte costituzionale (Dello Sbarba ha sottoscritto la richiesta, no del Pd).

Altro nodo della legge elettorale erano le quote rosa. Nonostante il tentativo dell’altra sera di Noggler per ammorbidire il testo, è rimasta la regola concordata in commissione: ogni lista può avere al massimo due terzi di candidati uomini. Gli eventuali candidati in eccesso, verranno cancellati dalla lista. Non però per sorteggio, come previsto in un primo momento. «E se venisse estratto Kompatscher?», si erano chiesti nella Svp. Salteranno allora gli ultimi della lista. Wurzer non ha gradito. Tra le altre norme approvate nella legge, il sistema proporzionale puro, il limite di tre mandati per il presidente provinciale, la possibilità di ampliare la giunta fino a 11 componenti, il voto per corrispondenza, la chiusura dei seggi alle 21, le incompatibilità e ineleggibilità, la regolamentazione delle mozioni di sfiducia. E poi nottata con le indennità.