L'INTERVISTA

«C’è un pauroso vuoto culturale sia sulle foibe che sul raduno neonazi»

Lo storico Andrea Di Michele: «Bonazza commette errori madornali, fa confusione e non conosce la storia»

di Antonella Mattioli

BOLZANO. «Da questa brutta vicenda - il violento scontro nell’aula del consiglio comunale sul “Giorno del ricordo” e le foto del consigliere comunale di CasaPound Andrea Bonazza ad un raduno di neonazisti a Budapest - dobbiamo trarre una lezione. Bisogna organizzare sempre più incontri e approfondimenti, perché solo con la conoscenza e il confronto, si può colmare il pauroso vuoto di cultura che emerge da certe prese di posizione». Andrea Di Michele, ricercatore di storia contemporanea all’Università di Bolzano, guarda con una certa preoccupazione alla bufera scatenata in consiglio comunale dalle accuse lanciate dal consigliere Giovanni Benussi, presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, e rincarate con parole violente dal consigliere di CasaPound Andrea Bonazza. Destinatari: il sindaco Renzo Caramaschi, l’assessora Maria Laura Lorenzini e il resto della giunta, per aver organizzato eventi definiti “revisionisti e negazionisti guidati da Anpi e Centro per la Pace”. «Queste accuse volate in una sede istituzionale com’è un’aula del consiglio comunale - dice Di Michele - dimostrano che chi parla, non sa e comunque non c’era né alla conferenza organizzata dal Centro della Pace con Raoul Pupo, storico e docente universitario triestino, né all’incontro promosso dal liceo Pascoli con lo storico bolzanino Giorgio Mezzalira. Passano gli anni e il problema purtroppo è sempre lo stesso».

Cosa vuol dire?

Che quando si ricorda il dramma delle foibe e dell’esodo gli unici legittimati a parlare, in quanto detentori della verità, sembrano essere gli esponenti della destra. Tutti gli altri, ovvero chi ha studiato e approfondito, collocando quanto avvenuto all’interno di un determinato contesto storico e politico, sono tacciati di negazionismo. Se chi oggi accusa e insulta avesse partecipato alla conferenza del professor Pupo, eviterebbe di dire certe stupidaggini.

Chi è il professor Pupo che qualcuno ha dipinto come un estremista ed un negazionista?

In realtà è tra i massimi conoscitori dell'Esodo giuliano-dalmata e dei massacri delle foibe. Pupo è un uomo di cultura che ha studiato e approfondito. La sua conferenza, organizzata dal Centro della Pace, è stata seguita con grande interesse da 60-70 persone senza pregiudizi che avevano un unico obiettivo: conoscere e cercare di capire. Al liceo Pascoli invece, in un incontro con gli studenti, è intervenuto lo storico Mezzalira, che ha studiato la storia delle regioni di confine e degli esuli giuliano-dalmati. 

Bisogna dire però che su foibe ed esodo per troppo tempo è calata una cortina di silenzio.

Poi però si è recuperato e nel 2004 il presidente della Repubblica ha istituito il “Giorno del ricordo” che è una giornata di commemorazione che riguarda un intero Paese. Non solo gli esponenti della destra che, spesso e volentieri, la strumentalizzano a fini politici. Per cui anche l’Anpi - un’associazione culturale che tiene viva la memoria della guerra di liberazione dell’antifascismo - viene tacciata di negazionismo.

Va tuttavia riconosciuto anche il diritto ad avere un’opinione diversa.

Non c’è dubbio, ma si può dissentire dopo aver studiato e confrontandosi in maniera pacata. Purtroppo dalla brutta vicenda di questi giorni emerge un impressionante vuoto di conoscenze e cultura che riguarda sia la questione foibe che la manifestazione a cui ha partecipato l’esponente di CasaPound, a Budapest.

Che cos’è esattamente il Giorno dell’onore?

È un raduno di stampo neonazista che si organizza ormai da anni nella capitale ungherese per rendere onore alle formazioni tedesche/naziste e ungheresi/fasciste che hanno combattuto, fino al febbraio ’45, contro i russi. Gli ungheresi filofascisti e filonazisti sono responsabili dell’uccisione di centinaia di ebrei.

Il leader di CasaPound però racconta un’altra verità: dice di essere stato al monumento dedicato ai caduti austroungarici della prima Guerra mondiale.

Che poi all’interno dell’area ci sia anche un monumento che commemora i caduti della prima Guerra mondiale, non lo metto in dubbio. Ma il raduno è di stampo neonazista. Tra le tante foto di quella giornata ce n’è una che lo ritrae davanti ad una croce del 1945 con i riferimenti tipici dell’esercito nazista.

Bonazza nella sua nota dice testualmente: «Ero in Ungheria, davanti al monumento dedicato ai caduti austroungarici della Prima Guerra Mondiale, per commemorare migliaia di giovani ungheresi caduti nel disperato tentativo di difendere Budapest dall'invasione dell'Armata Rossa. Migliaia di giovani soldati, studenti e operai che si batterono per evitare l'occupazione comunista della capitale magiara».

L’ho letto ed è una farneticazione. Bonazza fa una confusione imbarazzante tra Prima e Seconda guerra mondiale; e la rivoluzione ungherese del ’56. Tanto per capirci nella Grande Guerra gli austroungarici non hanno combattuto contro l’Armata Rossa, ma contro l’esercito dello zar. Mi chiedo quanta ignoranza ci sia dietro la partecipazione a quel raduno in Ungheria. Oppure, la spiegazione data nel comunicato, è solo un tentativo di uscire in qualche modo da questa brutta vicenda. Il problema è sempre lo stesso. Le scarse conoscenze storiche. Non mi stancherò mai di ripetere che bisogna studiare, documentarsi, confrontarsi. Chi evita il confronto lo fa perché è culturalmente debole.