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BOLZANO. Venerdì alle 21 al Teatro Cristallo di Bolzano va in scena Antonio Cornacchione con lo spettacolo «Silvio c'è?», incentrato sulla celebre parodia di un «adoratore» di Silvio Berlusconi, ma anche su temi di attualità. Il tutto accompagnato da musica.
Lo slogan che lo ha reso celebre nelle sue apparizioni in tv è «Povero Silvio», lamento di un grottesco «cavalier servente» della causa berlusconiana lanciato nelle fosse leonine dell'opposizione. Ora Cornacchione - nell'ambito del programma «L'Arte del Far Ridere» del circolo La Comune - porta a Bolzano il suo spettacolo «Silvio c'è?» (che rimanda alla canzone celebrativa del presidente del consiglio). Racconto e canzone del panorama politico contemporaneo, distorsione prospettica che fa apparire i santi ladri e i ladri santi, come nei migliori rovesciamenti che tanta arte popolare, più o meno satirica, ha spesso eletto a strumento retorico prediletto. Difendere chi è indifendibile significa, per magistrale riflesso, esasperarne il profilo, denunciarne ancora meglio le magagne, le incoerenze, e allo stesso tempo prenderne parte come se l'orazione impossibile di Cornacchione fosse un'estensione di verità.
A differenza di quanto si può pensare, però, Berlusconi sarà solo uno degli ingredienti dello spettacolo. Cornacchione accompagnato dalla musica di Carlo Fava, solida figura del teatro-canzone, si alternano in un canone ben calcolato sui massimi e minimi sistemi che riguardano l'Italia contemporanea. Le borse crollano? Fava le esorcizza eseguendo «La mia banca suona il crac». La violenza aumenta? Cornacchione racconta come e quando affrontare i teppisti, ovvero facendosi serenamente picchiare. L'attualità giocata a poker con il morto (il grande assente-onnipresente Silvio Berlusconi) ma anche molto altro, come quando Cornacchione insegna a Fava come uscire dalla nicchia della musica d'autore (è sufficiente rasarsi i capelli come Max Pezzali).
«Silvio c'è?»: il testo di accompagnamento allo spettacolo di Cornacchione annuncia «notizie, sesso, canzoni, fannulloni, religione, telegiornali, fotografie. Non necessariamente in quest'ordine. Perché Silvio c'è, come Dio. Però anche ci fa».
Lo slogan che lo ha reso celebre nelle sue apparizioni in tv è «Povero Silvio», lamento di un grottesco «cavalier servente» della causa berlusconiana lanciato nelle fosse leonine dell'opposizione. Ora Cornacchione - nell'ambito del programma «L'Arte del Far Ridere» del circolo La Comune - porta a Bolzano il suo spettacolo «Silvio c'è?» (che rimanda alla canzone celebrativa del presidente del consiglio). Racconto e canzone del panorama politico contemporaneo, distorsione prospettica che fa apparire i santi ladri e i ladri santi, come nei migliori rovesciamenti che tanta arte popolare, più o meno satirica, ha spesso eletto a strumento retorico prediletto. Difendere chi è indifendibile significa, per magistrale riflesso, esasperarne il profilo, denunciarne ancora meglio le magagne, le incoerenze, e allo stesso tempo prenderne parte come se l'orazione impossibile di Cornacchione fosse un'estensione di verità.
A differenza di quanto si può pensare, però, Berlusconi sarà solo uno degli ingredienti dello spettacolo. Cornacchione accompagnato dalla musica di Carlo Fava, solida figura del teatro-canzone, si alternano in un canone ben calcolato sui massimi e minimi sistemi che riguardano l'Italia contemporanea. Le borse crollano? Fava le esorcizza eseguendo «La mia banca suona il crac». La violenza aumenta? Cornacchione racconta come e quando affrontare i teppisti, ovvero facendosi serenamente picchiare. L'attualità giocata a poker con il morto (il grande assente-onnipresente Silvio Berlusconi) ma anche molto altro, come quando Cornacchione insegna a Fava come uscire dalla nicchia della musica d'autore (è sufficiente rasarsi i capelli come Max Pezzali).
«Silvio c'è?»: il testo di accompagnamento allo spettacolo di Cornacchione annuncia «notizie, sesso, canzoni, fannulloni, religione, telegiornali, fotografie. Non necessariamente in quest'ordine. Perché Silvio c'è, come Dio. Però anche ci fa».


