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BOLZANO. Antonio Frena ha salutato tutti, sbattendo la porta. Domenica le primarie aperte a iscritti e simpatizzanti eleggeranno il nuovo segretario del Pd e la assemblea provinciale. Ma Frena non ha voluto arrivarci da segretario. Si dimesso prima, mercoledì pomeriggio, come gesto di protesta per l’elezione del collega di partito Roberto Bizzo alla Commissione dei 6 e dei 12.
E il partito è sempre più avvitato, tra ricorsi e mail che distillano veleni.
«Non saranno le compensazioni di potere o gli scranni sempre più numerosi dati a politici famelici a fornire ai cittadini la soluzione dei loro problemi», è stato il congedo di Frena. È così che si rilancia un partito? Lo abbiamo chiesto all’ex segretario.
Quando ha deciso le sue dimissioni?
«Il pensiero mi perseguitava da tempo. L’elezione è stata l’ultima goccia. Quando è avvenuto il fatto, ho deciso di dare una scossa. È un gesto del tutto personale, di difesa del partito. In segreteria martedì sera ho sostenuto la cosa più ovvia: affidiamo questa decisione al prossimo segretario e alla prossima assemblea. Ciò non è stato possibile e hanno proseguito con l’indicazione dei nomi di Zeller e Bizzo».
Di chi era la candidatura di Bizzo?
«Formalmente in aula l’ha proposta Christian Tommasini. Si è deciso di andare avanti su quella strada, che per qualcuno segna la pacificazione. Non è il mio modo di vedere la politica. Frena se n’è andato, Bizzo è entrato nella paritetica e la giunta provinciale è stabile al suo posto . Mi sono chiamato fuori perché non sopportavo più che passassero in secondo piano le buone cose entrate nell’accordo di coalizione, che il Pd venisse citato solo per la caccia alla poltrona».
Ma un incarico a Bizzo, oltre la vicepresidenza del consiglio provinciale, faceva parte della trattativa con la Svp.
«Ed è stato giusto provarci, perché Bizzo lo meritava. Ma di fronte all’impossibilità ci si deve fermare. Il nostro obiettivo doveva essere che Bizzo entrasse in giunta provinciale legittimamente, con una modifica dello Statuto. C’è stato anche il tentativo giusto sulla giunta regionale».
E poi, perché dimettersi per la paritetica?
«Perché non accetto lo scambio a tutti i costi. Tra l’altro il vicesegretario Carlo Costa avrebbe provato a insistere sulla strada della giunta regionale, perché il problema di Josef Noggler valeva quando il problema di Bizzo».
Che figura fate? Un segretario che si dimette per la nomina di un collega di partito a pochi giorni dalle primarie.
«Chi deve giudicare questa figura? È tutto il giorno che ricevo messaggi di apprezzamento. Forse serviva che qualcuno dicesse queste cose. Le mie dimissioni non affosseranno certo le primarie».
In politica si fanno anche compromessi e si mandano giù bocconi amari.
«Io questo non l’ho mandato giù».
La Svp potrebbe chiedervi conto: hanno garantito i voti a Bizzo, mentre il Pd si spacca.
«A loro interessava la conferma di Zeller, non gli importava nulla dei nostri».
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