BOLZANO. «Dalle verifiche effettuate dai revisori dei conti è emerso un ammanco, riferito al 2014, di circa 20 mila euro. L’ex presidente provinciale del Cai Giuseppe Broggi si è impegnato a restituire la somma entro il 3 aprile, altrimenti scatterà la denuncia. Sono comunque in corso una serie di accertamenti sui conti degli anni precedenti: si va indietro fino al 2008, anno in cui è stato nominato presidente. Purtroppo quello che è successo per la nostra associazione è un danno d’immagine enorme». C’è grande amarezza nelle parole di Riccardo Cristofoletti - presidente della sezione Cai di Bolzano, figura storica del sodalizio con una tradizione familiare alle spalle fatta di forti legami con il mondo della montagna - per quanto emerso dalle verifiche contabili, anche perché sette anni fa erano stati proprio i delegati del capoluogo a proporre la candidatura al vertice del sodalizio di Broggi. Costretto a dimettersi nei giorni scorsi dopo la scoperta delle gravi irregolarità contabili.

L’immagine. «Adesso quello che più conta - dice Cristofoletti - è salvare l’immagine del Cai che è la cosa più importante che abbiamo». Il timore è che si faccia di tutte le erbe un fascio e si distrugga quello che con fatica si è costruito nel corso di tanti anni di attività fatta a livello di volontariato. «Da quando - spiega - la notizia è diventata di dominio pubblico, c’è chi mi ferma per strada e mi dice “allora siete anche voi come tutti gli altri”. E questo non posso accettarlo».

È la stessa preoccupazione che tormenta Claudio Sartori, presidente della commissione rifugi, vicepresidente provinciale del Club alpino assieme ad Ezio Calliari, che in questi anni ha lavorato fianco a fianco con Broggi: «Mi sento tradito, pugnalato alle spalle: adesso però l’importante è distinguere l’operato di una persona, dal resto del sodalizio».

Il Cai, la più importante associazione italiana dell’Alto Adige, conta oggi 7 mila iscritti, divisi in 15 sezioni di cui la più importante con 2 mila soci è quella di Bolzano; il Club alpino è impegnato in una serie di attività che vanno dall’alpinismo allo scialpinismo, dalla speleologia all’alpinismo giovanile, all’ arrampicata sportiva per i ragazzi; oltre a gestire 15 rifugi.

Dopo la “bufera”c’è voglia di chiudere (non di nascondere) al più presto questa brutta vicenda.

I vertici si sono dati tempi strettissimi: il 7 aprile è in programma il comitato direttivo; una settimana dopo, ovvero il 15, è convocata l’assemblea dei delegati che dovrebbe eleggere il successore di Broggi. I delegati sono 30 in rappresentanza di 15 sezioni: di questi 10 sono della sezione di Bolzano.

Nuovo vertice. «Noi assieme alle più importanti sezioni dell’Alto Adige- spiega Cristofoletti - siamo per sostenere la candidatura di Sartori che dovrà essere affiancato da uno staff nuovo. Bisogna voltare pagina».

Claudio Sartori, ingegnere bolzanino - iscritto da suo padre al Cai prima ancora di iscriverlo all’Anagrafe - dall’inizio sta seguendo la delicata partita che dovrebbe portare in tempi brevi alla costituzione di una società al 50% tra Cai e Alpenverein per la gestione dei rifugi oggi di proprietà della Provincia.

In base allo statuto del Cai altoatesino però Sartori non potrebbe ricoprire contemporaneamente la carica di presidente provinciale e componente del consiglio direttivo di una sezione, nello specifico quella di Bolzano. Ma a quanto pare non dovrebbe essere un problema modificare lo statuto.

Il problema potrebbe essere rappresentato invece da chi all’interno dell’associazione - pare in particolare le sezioni di Appiano e Merano - preferirebbe il commissariamento.

Ma Cristofoletti si oppone a questa soluzione: «Io dico di no, perché vorrebbe dire che siamo proprio messi male. Significherebbe congelare la situazione per mesi, rimettendosi nelle mani di commissario che arrivando da fuori, impiegherebbe un sacco di tempo per capire la nostra realtà. Dobbiamo invece nominare prima possibile un nuovo vertice e ricominciare».