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BOLZANO. In città i bar sono in crisi. Non è un mistero. Secondo gli ultimi dati diffusi da Confesercenti nel corso del 2012 tra chiusure con pesanti indebitamenti e fallimenti veri e propri abbiamo superato quota 50 a fronte di un totale di circa 500 esercizi pubblici (incluse alcune decine di circoli aziendali ndr) solamente in città. All’origine di questo elevato turnover ci sono i guadagni davvero modesti e, spesso, una scarsa professionalità, al punto che Dado Duzzi (Unione) è arrivato ad affermare che «i bar in diversi quartieri di Bolzano sono diventati una forma di disoccupazione nascosta». In questo panorama, davvero a tinte fosche, ci sono delle eccezioni e si registrano dei trend inattesi. I cinesi, che fino a qualche anno fa dominavano la scena, tanto in centro storico quanto in periferia, si stanno lentamente defilando. C’è chi molla per tornare in patria e chi invece cerca fortuna in altre città europee. Proprio negli ultimi giorni una famigliola orientale, che evidentemente ha avuto poca fortuna, ha ceduto il bar in piazza Sernesi, sotto il grattacielo, a due sorelle moldave, Jana e Adela Popovich, in città rispettivamente dal 2000 e dal 2006. Jana ha fatto per anni la cameriera al Vascello e in altri locali mentre Adela era stata assunta come commessa al Conad in via Dalmazia. E i cinesi? «Hanno preferito cercare fortuna a Parigi».
Per le due sorelle dell’Est, che oltre all’italiano parlano correntemente russo e rumeno, è stato un notevole salto di qualità. «Abbiamo rinnovato il locale e investito alcune decine di migliaia di euro». Il target dei clienti è ancora in via di definizione, ma di sicuro con vini ricercati, cocktail e tartine contano di intercettare giovani per l’aperitivo ma anche coppie e quarantenni più esigenti. Quello di via Sernesi non è peraltro un caso isolato. Ci si sta preparando ad un importante passaggio di consegne anche in via Diaz. Stiamo parlando dell’ex bar La Destra, aperto nell’aprile 2008 con la benedizione del leader di Unitalia Donato Seppi per «dare una casa - dichiarò il consigliere provinciale - e un luogo di ritrovo ai militanti e alla nostra gente». Per un po’ di tempo il locale ha ospitato i simpatizzanti del Duce. Poi, non senza qualche polemica, è stato ceduto ai "soliti" cinesi e chiamato «Bar Luna». Al posto del tricolore ha fatto capolino il drappo rosso-capitalista di Hong Kong. Ma anche per i cinesi, a quanto pare, vale la logica del turnover. Da alcune settimane sulla vetrina del locale, a due passi da Ponte Talvera, in una zona centralissima, è apparsa la scritta «Vendesi/affittasi» con un numero di telefono. Evidentemente Seppi ci aveva visto bene ma c’è già chi scommette che i prossimi gestori saranno dell’Est. Come per la «Luna nera» in piazza Sernesi.
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