PHOTO
LA VILLA. Tanti amici, conoscenti, tantissimi sportivi e giovani e la commozione che ha coinvolto tutti. Ieri, l’addio a Bruno Bonaldi ha riunito a La Villa varie generazioni di atleti, accanto a chi ha conosciuto quel fondista e ciclista come un uomo burbero e autentico, duro e buono. Hanno abbracciato Maria Canins, la moglie di Bruno, e la figlia Concetta, hanno ricordato anni di gare, di allenamenti, di prove, di modi di crescere insieme.
Nel celebrare la messa, don Jaco Willeit ha salutato Bonaldi ripercorrendone la vita sul tema del viaggio, un percorso che attraversa il tempo e lo spazio, come nello sport accade tra una partenza e un arrivo. Il tema che è anche quello della Maratona dles Dolomites, corsa da Bonaldi anche nella prima domenica di luglio, nella trentesima edizione, fianco a fianco con Concetta.
Pochi giorni dopo, Bonaldi è morto sbattendo contro un furgone a San Cassiano mentre girava in bici sulle strade di casa. Non c’è stato niente da fare per salvarlo, era giovedì 7 luglio, aveva 71 anni.
Ieri a La Villa avevano le lacrime agli occhi Michil Costa, il patron della Maratona, i campioni del ciclismo e dello sci Francesco Moser, Cristian Zorzi, Peter Runggaldier. Ma sono stati i giovani, gli sportivi di oggi e domani che Bruno Bonaldi ha sempre avuto la passione e la pazienza di allenare, a prendere la parola per ricordare e raccontare. Di come Bruno li seguiva, di come era pignolo e sapeva essere esigente, di come li assisteva e li incoraggiava, li riprendeva, di quanto chiedeva loro e di quanto dava, di come li preparava e perfino puliva loro la bici e gli altri arnesi dello sport. Era commossa anche Debora Agreiter mentre raccontava le sue storie di sci legate al ricordo di Bonaldi. E poi c’erano i ragazzi con le divise dei gruppi sportivi, dalla Polizia di Stato per cui Bonaldi aveva gareggiato in nazionale al biathlon dell’Alta Badia Nordic, di nuovo alla Maratona dles Dolomites. C’era tanta gente, perché tutti conoscevano Bruno Bonaldi, il suo viaggio accanto a Maria Canins, le vittorie conquistate da lei con i consigli di lui, la famiglia che sono diventati. E tutti si sono ritrovati in un addio triste e intenso, dolce nel dolore, colorato di un contrasto che ha saputo riflettere un po’ i tratti opposti che restavano impressi di Bonaldi, la sua durezza in superficie alla sua capacità di emozionare e coinvolgere, di regalare affetti. Per questo c’erano tutti, giovani e meno giovani, campioni e meno campioni, tutti a ringraziare con un saluto Bruno, che ha fatto della sua vita un viaggio continuamente nuovo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


