Bolzano. C'è un palazzo. Anzi un Palais. Poi ci sono due conti. Anzi, due Graf. Infine c'è anche un albero. E che albero, un Gingko Biloba. E adesso c'è pure una guerra.

In altri tempi avrebbe avuto buone possibilità di concludersi magari all'alba, al limitare di un bosco, con i due padrini in nero e la scelta delle armi: spada o pistola signori? Primo o ultimo sangue? Non è andata così perché siamo nel 2019 e i duelli si fanno in tribunale ma quella apertasi intorno a Campofranco, altro nome degno persino di un principe, è di quelli che avrebbero potuto ispirare un romanzo russo.

Innanzitutto i protagonisti: Franz Ferdinand Graf Huyn da una parte, Georg Graf Kuenburg dall'altra. Il primo è stato, fino a qualche mese fa, il responsabile del progetto di riqualificazione del palazzo, il secondo ne è il proprietario. La relazione tra i due, anzi tra i tre, compreso il Palais, è di lunga data.

Sono almeno dieci anni che i Kuenburg avevano in animo di scuotere la nobile fissità di quella dimora per rilanciarla come snodo del centro storico, facendole recuperare l'antico rapporto con piazza Walther e restituendole la sua molto architettonica terrazza. E Huyn era stato subito coinvolto nell'impresa.

Poi la svolta: per gestire l'ultima fase dell'operazione, mirata in particolare al “riempimento degli spazi” e dunque ai contatti con i possibili gestori di bar, negozi e ristorante, la proprietà aveva infine affidato il compito di guida al top manager della Loacker Michael Kompatscher.

Huyn, sentitosi estromesso, ha così pensato di fare causa. «Sì, lo può confermare: la questione adesso potrebbe arrivare in tribunale» dice Franz Ferdinand, famiglia di antica tradizione, con “terreni caldi e ricchi di minerali” , dicono gli esperti, su cui sorgono vigneti alle porte della città. «C'è anche di mezzo la mia reputazione» aggiunge.

Non dice altro perché, quando si tratta di una causa, è meglio non dare troppi particolari e, dice, “la stiamo preparando con gli avvocati”. Ma evidentemente la sostituzione alla guida del grande progetto riqualificativo ha lasciato il segno. E, naturalmente, ci sono di mezzo anche alcune pendenze.

Dall'altra parte Georg Kuenburg pensa alla buona riuscita dell'impresa. Per dare un segno visibile di un impegno verso una residenza storica in cui l'aspetto speculativo veniva posto in secondo piano fin dall'inizio, è stata spesa molta cura per il Gingko.

Ma, oltre all'attenzione botanica, la sua presenza con quell'enorme vaso trasparente che racchiude le sue radici, ha tolto molto spazio commerciale agli esercizi che dovranno creare un certo ritorno economico al progetto. Questa seconda fase ora in atto, deve aver posto la proprietà di fronte a scelte complesse. E all'evidenza che, da qui fino alla fine del cantiere, l'aspetto decisivo non doveva più essere quello architettonico ma quello relazionale, di ricerca di possibili interlocutori di gestione. In ogni caso, l'estromissione del conte Huyn era stata un fulmine a ciel sereno. «La cosa che più mi ha ferito è che il mio impegno in questi anni è stato totale. Nei confronti del progetto e della famiglia...».

Parla di famiglia, il conte. Anche a proposito dell'altra. Perché si tratta in ogni caso di nomi strettamente legati al passato e alla vicende di questa terra. Dire che c'è rimasto male, il primo project manager, è il minimo.

E subito dopo la sostituzione improvvisa e, per il conte Huyn, senza ragione, aveva confidato di “pensare di fare qualcosa”. Adesso la data è settembre.

Allora si deciderà da quale fronte d'attacco far procedere la vertenza.

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