BOLZANO. «C’è chi all’indomani dell’assunzione comincia già a contare i giorni che gli mancano alla pensione, io ho sempre sperato che questo giorno non arrivasse mai. Ho avuto la fortuna di fare un lavoro fantastico, accanto a tanti giovani che mi hanno regalato enormi soddisfazioni». Il tempo è volato, quel giorno è arrivato e Laura Canal, venerdì, andrà in pensione, a conclusione di una carriera lunga 40 anni - iniziata, dopo la laurea in Lettere, come insegnante nella scuola di lingua tedesca di Egna, proseguita nelle scuole italiane - di cui gli ultimi 14 alla guida del liceo “Pascoli”: l’Istituto, verde smeraldo nel cuore di Firmian, con sei indirizzi, 600 studenti, un centinaio tra insegnanti e collaboratori. Carattere forte, modi diretti con studenti e professori: una media di 10 ore al giorno passate in ufficio, impegnata ad organizzare nuove iniziative per rendere sempre più stimolante l’offerta scolastica, ma anche capace di ascoltare i suoi ragazzi. Accanto a lei un batufolo bianco di nome Tommy che in questi anni non si perso una riunione.

Qual è la scuola che consegna alla nuova preside Mirca Passarella?

«Lascio un liceo che è cresciuto in modo esponenziale: oggi è un’eccellenza, in grado di conciliare dall’arte alla filosofia, dalla musica alla cinematografia, dal latino alla matematica alle lingue, dalle scienze umane e sociali alle tecnologie innovative. Questa commistione e integrazione dei vari linguaggi, rende i nostri studenti creativi e innovativi. Ciò spiega la crescita degli iscritti: il nuovo anno inizia con 10 prime».

L’ultima soddisfazione?

«L’essere riuscita a far partire a settembre il Liceo internazionale trilingue che ha ottenuto il riconoscimento come liceo Cambridge, una scuola con un programma italo-inglese al quale abbiamo aggiunto il tedesco con insegnanti di madrelingua. È stato un percorso lungo e complesso che ha impegnato me e i miei colleghi per mesi. Siamo gli unici a livello regionale; esperienze analoghe in giro per l’Italia sono tutte gestite dai privati e quindi a pagamento».

Con quanti studenti partite?

«Venti provenienti da scuole tedesche, dalle Archimede e dalle Foscolo. Mi aspettavo più iscritti, però mi rendo conto che sarà una scuola molto impegnativa».

Com’è cambiata la scuola?

«Tantissimo. In genere c’è meno voglia da parte degli studenti di lavorare, anche perché hanno mille interessi. Il cambiamento riguarda anche le famiglie: il ’68 ha dato tanto alle donne e tolto molto ai figli, perché hanno madri e padri che lavorano tutto il giorno e poco tempo da dedicare loro».

A lei qualcuno rimprovera di essere troppo severa.

«Io ho quest’idea: un’insegnante e quindi anche un preside devono essere severi ma giusti. Il buonismo imperante fa solo male agli studenti. Si ricordi che i prof che regalano i voti, non godono di alcuna considerazione né da parte mia né, tantomeno, da parte degli studenti. Una bocciatura - ed è questo che spesso i genitori non vogliono capire - non è una sconfitta, ma un anno che serve a maturare e capire se la scuola scelta è quella giusta oppure no».

Cosa pensa della legge altoatesina sulla “Buona scuola” che prevede tra le altre cose la possibilità per i singoli istituti di sostituire i voti con i giudizi?

«Una grandissima fesseria. Fortunatamente la legge è stata impugnata dal governo. I ragazzi hanno bisogno di chiarezza e cos’è più chiaro di un voto? Il giudizio invece è qualcosa che ciascuno può interpretare a piacimento».

Cosa farà adesso?

«Qualche giorno di vacanza, poi voglio rimettermi in gioco, stando nel mondo della scuola e della cultura: ho già idee».