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BOLZANO. Saranno Carlo Costa, Nadia Mazzardis, Silvano Baratta, Lucia Giampieretti e Alex Tezzele, in rappresentanza di Matteo Renzi, e Mauro De Pascalis per Andrea Orlando a rappresentare il Pd dell’Alto Adige nella assemblea nazionale. Le primarie di domenica sulla scelta del segretario nazionale hanno assegnato cinque posti alla lista di Renzi, un posto alla lista di Orlando e nessuno al gruppo di Michele Emiliano (Renzi ha ottenuto in provincia il 73,53%, Orlando il 16,80% , Emiliano il 6,94%).
Le primarie hanno permesso di pesare anche le correnti interne. Il Pd si prepara al proprio congresso (la segretaria Liliana Di Fede scadrà in autunno) e alle elezioni provinciali.
Si avvicina la corrida annunciata su candidature alle provinciali e limite dei mandati? Il Pd la disinnesca in parte, cancellando il limite dei mandati previsto dallo statuto. Resteranno validi solo i paletti della legge elettorale provinciale e regionale. Se ci saranno obiezioni su un nome, saranno politiche, non nascoste dietro il velo «statutario». È questa l’operazione in corso, che spianerà la strada alla terza ricandidatura di Christian Tommasini. Il Pd sta varando una modifica allo statuto provinciale: il testo, già discusso una prima volta, tornerà nella prossima seduta della assemblea provinciale per l’approvazione. L’attuale statuto del Pd dell’Alto Adige prevede il limite di due mandati per la carica di sindaco e di assessore provinciale. Per quanto riguarda Roberto Bizzo, la sua eventuale ricandidatura non potrebbe essere bloccata in base allo Statuto, perché non ha sulle spalle due mandati pieni (entrò in consiglio provinciale nel 2010, dopo l’estromissione di Barbara Repetto). È vero che è prevista dallo statuto, ed è già stata applicata, la deroga al limite dei mandati, ma sono stati passaggi avvelenati. L’obiettivo della modifica statutaria, anticipa Liliana Di Fede, è infatti «disinnescare tensioni scontate. Se ci devono essere obiezioni a una candidatura o all’altra, devono essere politiche e non affidate allo statuto, usato come clava». L’attuale statuto del Pd prevede due differenti limiti di mandati, da un parte i semplici consiglieri, dall’altra sindaci e assessori: «Non è ricandidabile da parte del Partito democratico per la carica di consigliere comunale o provinciale chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati completi (15 anni). Gli iscritti al Partito democratico non possono ricoprire una carica monocratica di governo o far parte di un organo esecutivo collegiale per più di due mandati pieni consecutivi o per un arco temporale equivalente». La proposta di nuovo statuto, avanzata dalla segretaria e da un gruppo di lavoro, rinvia alle leggi vigenti sul tema in candidabilità e incompatibilità. Dopo i ricorsi incrociati degli scorsi anni sulla composizione della assemblea provinciale, la bozza di statuto prevede una assemblea composta da 34 persone (più il segretario) con diritto di voto, elette in quattro circoscrizioni. Il Pd sta modificando anche il regolamento finanziario (Alessandro Azzarita è il nuovo tesoriere). Di fronte all’annoso problema della morosità, la strada scelta è la riduzione del contributo chiesto agli eletti: gli assessori provinciali passerebbero dal 18% al 15% dell’emolumento lordo. Per indennità fino a 10 mila euro lordi la proposta è un versamento del 7%. Per indennità tra 90.000 e 130.000 l’indicazione è del 10% e infine il 15% oltre i 130 mila euro annui.
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