BOLZANO. La doccia gelata è arrivata via e-mail. Dal 20 maggio alla metà di luglio, due negozi di via Alto Adige dovranno chiudere, perché il cantiere del tunnel sotto la strada lambirà l'ingresso dei locali. Si tratta della Bottega del mondo e del panificio Eisenstecken. Sembra salvo il Dom Cafè, che comunque tra polvere e rumore già mette in conto un fatturato dimezzato.

Tanti protestano: «Il municipio non ci informa mai». Ma non sarebbe competenza del Comune, bensì della ditta cui Signa ha affidato i lavori. «Il Comune ha fissato con contratto privato l'obiettivo che l'impresa deve raggiungere. Sull'accordo tra privati, però, non può fare niente», spiega l'assessore Stefano Fattor, «Si pensi solo ai cantieri del teleriscaldamento di Alperia: se il Comune avesse una responsabilità di questo tipo, sarebbe coinvolto ovunque. Sarebbe un lavoro ingestibile».

Negozi costretti a chiudere

Per scavare, bisogna costruire i piloni a mezzo metro dall'edificio della parrocchia che ospita Bottega del mondo ed Eisenstecken. «Speriamo che i 52-53 giorni programmati si riducano. Ma se nel sottosuolo troveranno amianto o altri materiali da speciali da smaltire, temo che i tempi si allungheranno», osserva Rudi Dalvai, presidente delle Botteghe del mondo di Bolzano. Dalvai si aspetterebbe un contributo. «Le chiusure totali - avverte - non sono un "disagio", come ho sentito dire durante una riunione, bensì una perdita netta. Nel nostro caso, tra affitto, corrente, personale e telefono, arriviamo a 7-8mila euro al mese». La sua vicina - Margherita Amorelli, titolare del panificio - ha proposto una serie di alternative, dalla vendita in vetrina come le gelaterie o in una casetta del mercatino di Natale, al trasferimento in un negozio sfitto. «Chiediamo quel che è giusto, nulla di più. Sono qui per lavorare, non per stare dietro ai rimpalli di responsabilità e alle carte». Per coprire le spese fisse - l'affitto, una commessa, la luce - si parlerebbe di almeno 350 euro al giorno. «Chi mi rimborserà?», chiede.

Gli affari languono

Sembra più fortunato il Dom Cafè, all'angolo con la piazza. Irene Unterweger ci ha messo un po' prima di ottenere informazioni chiare: «Prima dicevano che avrebbero chiuso la strada fino a dove oggi vediamo i new jersey. Poi fino al segnale di stop, oltre le strisce pedonali. L'amministrazione della parrocchia si è informata: pare che non dovremo chiudere. Comunque, pure se terrò aperto, qui tra la polvere e il rumore la gente non verrà. Prevedo un calo del 50%».

Le cose non vanno meglio sull'altro lato della strada. Il bistrot Grissino dovrebbe rimanere aperto. Il ristorante asiatico accanto ha chiuso da un pezzo. E là dove il passaggio si fa più stretto, chiuso tra gli edifici e le barriere del cantiere, nei negozi non arriva più quasi nessuno. «I turisti transitano sull'altro lato, qui non ci vedono», notano i negozianti.Intanto, Franzl Niederegger e Sladjana Jovic della Vinoteca attendono di essere risarciti dopo il pestaggio dello scorso novembre. Anche qui si tratterebbe di 7-8mila euro. E il cantiere? «Avremo chiuso una dozzina di volte. I lavori si sono spostati, ma restano i camion in sosta con il motore acceso davanti all'enoteca. E in cinque anni i clienti li perdi tutti». S.M.