BOLZANO. «Mi sono iscritto alla cooperativa nel 2011 e speravo di entrare nella nuova casa nel marzo del prossimo anno, ma il cantiere è fermo, perché la Cle, l’impresa di costruzioni di Bolzano alla quale abbiamo affidato i lavori, è in difficoltà. In questa situazione di assoluta incertezza, non posso neppure vendere l’appartamento - abitiamo in tre più il cane in 36 metri quadrati - in cui vivo oggi, perché non sono in grado di dire quando potrò trasferirmi nel nuovo. Non so come andrà a finire, certo è che tutto ora è destinato a complicarsi terribilmente». Chi parla è uno dei 32 soci della cooperativa affiliata a Confcoop (ci ha chiesto di non mettere il suo nome per evitare ulteriori problemi, ndr) che sta costruendo un condominio in zona Toggenburg 2 a Pineta: è molto preoccupato e lo sono altrettanto, se non di più, gli altri soci di coop (circa 140) che si trovano in una situazione analoga.

Oltre che in zona Toggenburg 2, i cantieri della Cle, la cooperativa lavoratori costruzione con alle spalle una storia di importanti realizzazioni lunga 40 anni, sono fermi anche all’interno del lotto C di Casanova - cinque cooperative (3 di Confcoop e 2 della Legacoop) per un totale di 84 alloggi che dovevano essere pronti entro fine anno - e a Druso ovest dove per la cooperativa Cicogna (Lega) sta costruendo 25 alloggi.

«Avevamo visto i bilanci e avevamo capito che era in gravi difficoltà - racconta il socio - per questo molti di noi avrebbero voluto affidare il cantiere all’impresa Platter. Ma Confcoop a suo tempo ha spinto tanto perché assegnassimo alla Cle i lavori, assicurandoci che è una cooperativa solida e non c’era di che preoccuparsi. Alla fine per un voto il cantiere stato consegnato alla Cle. Risultato: noi siamo fermi, mentre la cooperativa della Lega che sta costruendo sempre a Toggenburg 2 si è messa nelle mani dell’impresa Platter e oggi l’edificio con 56 appartamenti è già al tetto».

La situazione è oggettivamente complicata: sia Confcoop che Legacoop sono in constante contatto con i soci per aggiornarli sulla situazione della Cle e invitarli a non farsi prendere dal panico che in questo momento non potrebbe che peggiorare ulteriormente le cose.

«Aprire un contenzioso oggi con la Cle - dice Andrea Grata, presidente di Confcooperative - sarebbe solo controproducente. Il presidente Roberto Rossin sta trattando con gli istituti bancari per farsi riaprire le linee di credito - si parla di circa otto milioni di euro - oltre che con fornitori e artigiani-creditori per costituire una nuova società che consenta di sbloccare la situazione. Io dico aspettiamo fino a fine mese e vediamo come si mettono le cose, prima di adire alle vie legali che - nella migliore delle ipotesi - comporterebbe un allungamento dei tempi. Del resto con la Cle in questi anni abbiamo realizzato centinaia di alloggi e non ci sono mai stati problemi: se l’abbiamo consigliata ai soci è proprio per questo motivo. Le sofferenze sono emerse solo pochi mesi fa come conseguenza di una grossa operazione immobiliare fatta nel Milanese: gli appartamenti - a causa della crisi del settore - sono ancora invenduti. Ci sono però tutti i presupposti perché l’attività della cooperativa di costruzione possa ripartire».

Come Grata anche Heini Grandi, presidente di Legacoop, sta seguendo l’evolversi di una situazione particolarmente complessa, perché da una parte ci sono le famiglie che hanno contratto mutui per comprarsi un appartamento e adesso sono esasperate davanti ai cantieri bloccati; dall’altra c’è la Cle, una cooperativa affiliata alla Lega con una cinquantina di dipendenti per i quali si profilano tre mesi di cassa integrazione a rotazione. «Capiamo perfettamente - assicura Grandi - il nervosismo dei soci, ma stiamo lavorando per salvare i cantieri e i posti di lavoro. Inoltre abbiamo avviato una procedura di vigilanza straordinaria sulla Cle».