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MERANO. «Quale immagine di giustizia diamo a mio figlio, e a tutti i ragazzi?». È la domanda, intrisa di amarezza, che pone Cristina Bergamo. Lei è la mamma del capitano della squadra allievi dell'Olimpia, il calciatore squalificato per tre anni perché qualcuno dei suoi compagni avrebbe colpito a un avambraccio l'arbitro donna, pari età dei calciatori, nelle concitate fasi seguite al termine della partita con il Salorno a fine settembre. Il giudice sportivo, con una discussa decisione, aveva intimato alla società di trovare l'autore del gesto, visto che l'arbitro non ne era stata in grado, sospendendo fino al 2019 il capitano e prevedendo la cessazione del provvedimento nel momento in cui il club avesse individuato il responsabile. L'Olimpia un nome l'ha indicato, ma il ragazzo davanti al giudice ha negato. E tutto l'incartamento è finito alla procura federale. Insomma, un pastrocchio. «Mio figlio è un ragazzo onesto, un animo pacifico. Abbiamo cercato di educarlo secondo i valori della lealtà. Pur avendo quindici anni si è schierato, anche in piccoli episodi quotidiani, sempre contro i soprusi. E adesso che succede? Accade che per colpe non sue gli viene vietato di giocare a calcio per tre anni. Lui che del pallone è innamorato. Che idea può farsi della giustizia?». Cristina Bergamo è un fiume in piena nel denunciare il torto, sostenendo che l'episodio è stato strumentalizzato, che si è voluto farne un caso quando tale non era. In effetti la dinamica della vicenda non è mai stata del tutto chiarita. Intanto il giovane è tornato, in questo mese e mezzo, un paio di volte alle sedute di allenamento, «ma con quale stato d'animo può vivere la situazione? Sta pensando di cambiare sport. Senza dimenticare che, beffa nella beffa, il ragazzo era stato sostituito prima del termine della partita. Speriamo che i tribunali sportivi che affronteranno la vicenda possano comprendere la situazione ed essere clementi».
Aggiunge, la madre, che potrebbe far valere le ragioni del figlio in sede legale extrasportiva, ma le spese sono troppo elevate. Già, perché si sono mossi pure gli avvocati. Si attendono intanto le determinazioni della procura federale alla quale sono stati inviati gli atti. Potrebbero essere chiamati a testimoniare calciatori e altri tesserati presenti all'episodio. Mentre la sproporzione della sanzione applicata al quindicenne assume maggiore evidenza alla luce di altre decisioni, per esempio quella nei confronti di un giocatore di calcio a 5 che nel torneo regionale, reo di un calcio all'arbitro e del tentativo di affrontarlo "testa a testa", è stato allontanato del campo per un anno.
Nel caso meranese, tre anni per un colpo all'avambraccio, inflitti per "responsabilità oggettiva" a un giovane che non ha commesso il fatto.


