BOLZANO. Fa venire i brividi. E’ bello e commovente. In tre giorni ha fatto il giro del mondo sul web, ed è stato visto già mezzo milione di volte. “Dear future Mom” (“Cara futura mamma”) è lo spot girato per la Giornata Mondiale della sindrome di Down che cade venerdì prossimo 21 marzo. Quindici ragazzi down di lingua e nazionalità diverse parlano a una “futura mamma” che ha appena scoperto di portare in grembo un bimbo come loro. Tra i quindici c’è anche Lena Gruber, 12 anni, altoatesina di Barbiano. La mamma Daniela Tschimben, consigliera comunale della Svp a Caldaro, è la presidente dell’associazione “Il sorriso”, che raccoglie in Alto Adige i genitori di bambini affetti dalla sindrome. Nella nostra provincia sono circa 600 le persone down. Ogni anno si registrano in media sette casi. «Lena - racconta la signora Tschimben - è stata chiamata perché è di madrelingua tedesca. Siamo andate a Milano dove per due giorni sono state fatte le riprese. E’ stata un’esperienza molto bella. Il messaggio del video è chiaro: i nostri figli possono fare qualsiasi cosa. Possono diventare quello che vogliono. Avere un lavoro, una casa. Essere autonomi e indipendenti». Il video è stato commissionato da CoorDown, il Coordinamento nazionale associazioni delle persone con la sindrome di Down, e realizzato da Luca Lucini per l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi, un vero “mostro” della comunicazione globale. «La felicità è un diritto di tutti - spiegano gli autori dello spot -. Per una persona con sindrome di Down essere felice può voler dire tante cose, anche quelle apparentemente più scontate per chiunque». Lo spot parte dalla lettera di una “futura mamma” che scrive una e-mail a CoorDown: «Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura. Che vita avrà mio figlio?”. La risposta arriva direttamente dai ragazzi, ed è un inno alla vita. Uno dopo l’altro le dicono di “non avere paura”. «Tuo figlio - la rassicurano - potrà fare un sacco di cose. Potrà abbracciarti. Potrà correrti incontro. Potrà parlare e dirti che ti vuole bene. Potrà andare a scuola, come tutti. Potrà imparare a scrivere. Potrà scriverti, se un giorno sarà lontano. Perché, sì, potrà viaggiare. Potrà lavorare e guadagnare il suo denaro. E con quei soldi, portarti fuori a cena. O affittarsi un appartamento e andare a vivere da solo».

Certo, non sarà facile. «A volte sarà difficile. Molto difficile, Ma non è così per tutte le mamme?». La chiusura punta dritta al cuore: «Cara futura mamma, tuo figlio potrà essere felice come lo sono io. E anche tu sarai felice. Vero, mamma?». E ognuno di loro abbraccia la sua, di mamma.

«Quella donna - spiega Tschimben - non sa come diventerà il suo bambino, che vita potrà avere. Chi meglio dei nostri figli può farle capire, che le possibilità di condurre una vita normale sono tante? Chiaro che devono essere messi nella condizione di arrivarci». In epoca di tagli, i problemi purtroppo non sono pochi. «La scuola è il motore della crescita dei nostri figli. Ma se diminuiscono le ore di sostegno in classe, si nega loro un futuro. Possono imparare a fare qualsiasi cosa, ma negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza hanno bisogno di essere seguiti. Mia figlia lo scorso anno aveva 28 ore di sostegno alla settimana, quest’anno sono diventate 15. Il resto delle ore le passa a disegnare. Da sola. In una classe di 21 bambini, come fa la maestra a seguirla senza l’assistente di sostegno?». Senza contare che oggi la scuola sta diventando una pentola a pressione. Un contenitore di emergenze e problemi: dai bambini immigrati che non conoscono la lingua a quelli che hanno difficoltà di apprendimento o comportamento. «E allora il rischio è che i nostri ragazzi arrivino a 18, 19 anni, impreparati per entrare nel mondo del lavoro. Lo ripeto: non si può solo tagliare, tagliare e ancora tagliare».

Anche l’ingresso nel mondo del lavoro spesso è un incognita. Le aziende non applicano la legge sulle quote e non li assumono. «La maggior parte finisce nei laboratori protetti per il resto della vita. E se succede, è una sconfitta. A 20 anni si ritrovano a casa con la mamma per sempre, invece di avere una vita loro, indipendente». Nel video ce lo dicono chiaro. Possiamo fare tutto, possiamo essere felici. Basta un pizzico di aiuto.

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