BOLZANO. Renzo Caramaschi lo ha annunciato ieri pomeriggio al Laurin, passando a salutare il ministro Maria Elena Boschi: «Sul programma oggi chiudo». Poi è tornato a parlare con Christoph Baur e si sono stretti la mano: intesa fatta sui progetti per Bolzano su cui impegnare la prossima giunta. Ma giunta e maggioranza mancano. Da oggi via al nuovo giro di incontri, con il programma sul tavolo. «Sono ottimista e non perché sia un ingenuo», annuncia il sindaco. Questa mattina incontrerà i Verdi. Poi dovrà parlare con Angelo Gennaccaro. Sempre oggi dovrebbe inviare a Pd, Svp, «Civica con Caramaschi» il programma. Dai Verdi ascolterà proposte, ma in questi giorni i contatti informali non sono mancati. L’obiettivo, anticipa, è «chiudere definitivamente entro venerdì l’accordo sul programma con tutti gli alleati della possibile maggioranza, che nel frattempo avranno discusso negli organismi interni».

I TEMPI E I NOMI. Il 14 giugno Caramaschi vorrebbe andare in consiglio comunale per l’elezione del presidente e del vice presidente del Consiglio, sulla base di un accordo di maggioranza. «A quel punto saremo a buon punto per la giunta. Ribadisco, vorrei arrivare in aula per il voto sulla giunta prima del termine ultimo del 22 giugno». Lo schema, se con i Verdi si chiuderà l’accordo, resta quello ormai delineato: giunta a sette, sindaco compreso, con vicesindaco Baur (Svp), assessori Sandro Repetto e Monica Franch del Pd, Luis Walcher (Svp), Angelo Gennaccaro (Io sto con Bolzano) e Maria Laura Lorenzini (o altra donna dei Verdi). Nessuno crede che nel Pd filerà tutto liscio. Mauro Randi, secondo più votato dopo Repetto, assicura che non scenderà in guerra per il posto in giunta: «Se ci sarà un effettivo problema di quote rosa, ben venga Monica Franch». Poi arriva l’avvertimento: «Farò invece le barricate per evitare che un assessore possa sommare le competenze di sociale e cultura. Troppo, per lavorare bene. E Monica non sarà l’assessore alle varie ed eventuali». Repetto è avvertito. Nella Svp l’ala sociale non è felice di dover rinunciare alla conferma in giunta di Judith Kofler Peintner, per lasciare spazio al più votato Walcher. C’è qualcuno che studia se veramente anche allargando la giunta a nove non sarebbe possibile avere il terzo assessore di lingua tedesca. E poi c’è il mal di pancia del Pd sull’urbanistica, destinata a Baur.

IL NODO URBANISTICA. La prima è stata Chiara Pasquali: «Passata la festa, gabbato lo santo. E a me resta solo l'amarezza...». Poi l'ex segretario Antonio Frena: «Perdere l'urbanistica è partire male». Infine Michele Stramandinoli: «Uno degli strumenti per fare di Bolzano il capoluogo è, per chi ci crede e ha lottato in funzione di questo traguardo, gestire l'urbanistica. Dobbiamo sperare nella Svp a questo punto». Nel Pd, uscito dall'angolo ansiogeno in cui lo avevano schiacciato Baur e Steger coi loro continui endorsement a favore del centrodestra da associare in giunta, sta facendosi strada adesso il disagio, finora sotterraneo, del prezzo da pagare per consentire alla Volkspartei di non uscirne a mani vuote. E il prezzo è la prospettiva, ormai inevitabile, di veder assegnato al vicesindaco Svp un assessorato simbolo. Per questo ora Frena affonda: «Già il Pd ha perso il sindaco, visto che Caramaschi non è dei nostri, perdere anche l'urbanistica è un passaggio che si può fare viste le circostanze, ma che non deve impedirci di riflettere sul perché siamo arrivati fino a qui». Non è il realismo che manca ai dem. E infatti tutti si sentono di sottoscrivere la prima reazione di Carlo Bassetti all'evento: «Non ne farei una questione dogmatica». Ma, si chiede l'erede del padre di Carlo, l'ex assessora Pasquali: «E' evidente che al Pd è mancata, per le elezioni comunali, la lungimiranza di pensare oltre a Sandro Repetto, anche alle altre persone su cui puntare per governare la città». Negli ambienti professionali però lo «strappo» trova anche sostenitori: «Magari finirà la stagione del cerchio magico degli architetti». Stramandinoli, l'architetto e anima dell'Inu, l'istituto nazionale di urbanistica, era candidato Pd alle scorse comunali: «Dovrebbe costituire una centralità per il Pd individuare sempre e comunque una figura che possa costituire un punto di riferimento nelle questioni che riguardano lo sviluppo della città. E quando questo accade occorrerebbe però puntarci, per non farsi trovare scoperti in una competenza decisiva». Questa volta era stato Carlo Azzolini, altro architetto, autore di numerosi progetti pubblici, nel board dell'Areale, a capo di volta in volta sia dell'Ordine che della Fondazione architettura, a proporsi come candidato "tecnico". Ma anche lui è stato schiacciato dalle "quartine" elettorali.

LA STORIA. Da 70 anni, la stessa «lunga linea grigia» di partiti italiani riconducibili all'attuale area di centrosinistra, dalla Dc, ai Ds al Pd, aveva sempre gestito il ministero più importante. L'alternanza assessorato all'urbanistica - sindaco, aveva riguardato solo gli uomini mai gli altri partiti. «Scontiamo anche l'arroganza della Svp- insiste Frena- che prima ha spinto a destra e ora chiede questo. Spero che si fermi. Affidare alla Volkspartei anche il Sociale a questo punto sarebbe troppo». (fr.g. e p.ca.)

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