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BOLZANO. Al nuovo Carducci - che l’anno prossimo conterà tra le sue fila 750 studenti - mancano aule. L’edificio potente e di forte impatto visivo, scarseggia di metri quadrati.
Lo sa bene il preside, Andrea Pedevilla - costretto ogni anno a fare la conta degli alunni e delle aule - che ha chiesto alla Sovrintendenza di riutilizzare il prefabbricato che si trova nel cortile delle ex Pascoli, oggi circondato da sterpaglie alte fino a sei metri.
Una vicenda che ha del surreale visto che il liceo di via Manci - un colosso da 44.300 metri cubi, progettato dallo studio Karl & Probst di Monaco e costato alla Provincia 20 milioni di euro - è stato inaugurato l’anno scorso.
Preside, perchè succede?
«Perchè i ritmi di crescita di una scuola sono poco governabili e forse anche perchè dalla progettazione alla costruzione sono passati più di dieci anni. E le questioni e le esigenze, col tempo, inevitabilmente si trasformano. All’inizio il liceo (classico e linguistico) avrebbe dovuto avere, solo 26 aule, poi visto che diventavamo sempre più grandi, si è provveduto ad un aggiustamento in corsa. L’anno scorso abbiamo resistito sacrificandoci, ma adesso s’impone una soluzione anche perchè, per l’anno scolastico ormai alle porte, avremo una cinquantina di studenti in più. Due classi che devono trovare spazio». Quante classi avete? «Allora... abbiamo 32 classi “vere” ed alcuni laboratori che abbiamo trasformato in aule. E quest’anno avremo studenti per riempire 36 classi come vedete ... i conti sono presto fatti. Per noi sarebbe molto importante sfruttare il prefabbricato soprattutto per i laboratori». Insomma la “casetta” prefabbricata che sembra uscita da un catalogo Ikea, blu e arancio, alta due piani, fatta di legno e acciaio, pensata per ospitare 10 classi quando era ancora in piedi il “vecchio” Carducci - che non ce la faceva proprio più - potrebbe tornare prepotentemente in auge. Al momento se ne sta “in sonno”, mal considerata, circondata da bottiglie e lattine buttate qua e là, da vecchie cassette di plastica e da sterpaglie che l’abbandono ha inorgoglito e trasformato in una deprimente giungla. Il Carducci la utilizzò per la prima volta nel lontano 2002, una vita fa, quando l’ex preside Vito Mastrolia - spiegò - «sei aule le teniamo noi, quattro invece le cediamo all'istituto magistrale "Pascoli"». E già, perchè il prefabbricato è sempre stato conteso e ambito. Utilizzato prima dall’ex Pascoli, poi dal Carducci. «Negli anni ci ha risolto un sacco di problemi - racconta Pedevilla - ci avevamo sistemato la biblioteca, il laboratorio audio, una serie di uffici tecnici e tutto il magazzino dei libri scolastici. Posso dire che ha reso un ottimo servizio». E adesso? «Adesso ci piacerebbe riutilizzarlo. Ho sempre pensato che quel prefabbricato fosse legato a doppio filo alla sorti del complesso ex Pascoli-Longon. Finchè resta il cortile - pensavo - resterà anche la “casetta”». E’ così. L’ex Pascoli-Longon resta dov’è, intatto, vuoto e inutilizzato perchè la Provincia ha in cassa solo i soldi per abbatterlo, non quelli per costruire il Polo bibliotecario da 60 e passa milioni di euro. Al momento tutto resta immobile. Compresa la “casetta” tra le erbacce che, se verrà accolta la richiesta del preside, potrà continuare a vivere ancora per qualche anno.
Paradossale che il nuovo Carducci - il “tempio del sapere”, per parafrasare il professor Francesco Moggio - sia nato vecchio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


