BOLZANO. Per sopperire alla carenza di personale, che sta mettendo in difficoltà il trasporto pubblico, Sasa cerca una soluzione all’estero. Il mestiere attrae poco a livello locale, e l’azienda si è rivolta a un’agenzia di intermediazione germanica, per reclutare lavoratori provenienti da altri Paesi. All’appello hanno risposto quindici conducenti dalla Spagna, già arrivati in Alto Adige. Per l’azienda si tratta di una delle misure messe in atto per alleggerire il carico degli autisti, spesso costretti a turni molto pesanti. Ma secondo i dipendenti non basta: a dimostrarlo la grande quantità di conducenti - superiore al 90% - che ieri hanno aderito allo sciopero di 24 ore del trasporto su autobus. «Non prendiamo alla leggera gli scioperi, siamo consapevoli del disagio che portano alla cittadinanza, ma siamo esasperati», è la protesta dei membri della Rsu di Sasa davanti alla sede di via Bruno Buozzi. Qui, alle 16 di ieri, 45 dei 60 mezzi totali del deposito erano già rientrati dalla fascia oraria garantita (dalle ore 12 alle ore 15) per proseguire lo sciopero.


Gli spagnoli 
Sono arrivati mercoledì scorso, il primo novembre, i neo assunti dall’estero. Prevalentemente giovani, alcune donne, qualcuno vanta lontane origini italiane. In comune hanno tutti la provenienza: la Spagna, Paese europeo con il più alto tasso di disoccupazione (superiore al 14%). «Si tratta di conducenti professionisti che hanno già in parte ricevuto nozioni base a livello linguistico e che continueranno la loro formazione in Alto Adige. Sia per quanto riguarda la conduzione delle linee e sia per la conoscenza del tedesco e dell’italiano», spiega la presidente di Sasa Astrid Kofler. Per loro, senza patentino linguistico, è previsto un contratto a tempo determinato, una paga base di 1.700 euro circa e un appartamento dove alloggiare. «Supporto che l’azienda cerca di fornire a tutte le persone che vengono da fuori, non necessariamente dall’estero», sottolinea il direttore Ruggero Rossi de Mio. Vista la scarsa attrattività che il mestiere si è trovato a dover fronteggiare negli anni, i conducenti spagnoli non sono un’eccezione all’interno dell’organico di Sasa, in parte composto da persone con origini straniere. «Abbiamo lavoratori di oltre venticinque nazionalità diverse», spiega de Mio. 


Lo sciopero 
«Bisogna capire perché il mestiere è sempre meno attrattivo», la risposta della Rsu di Sasa (Rappresentanza sindacale unitaria), «Siamo contenti che siano arrivati i nuovi colleghi, tanto che li abbiamo accolti bene. Ma questo non è che un modo dell’azienda per tamponare un problema sempre più grande». Lo sciopero di ieri è il secondo capitolo di una protesta esplosa da mesi. Per i dipendenti la questione riguarda in primo luogo la sicurezza: «Lavoriamo sei giorni alla settimana, con turni che possono raggiungere anche le quindici ore. Alla guida di giorno e di notte. È al limite della sopportazione. Trasportiamo persone, anziani, bambini. Un autista logorato dal lavoro è un pericolo per l’intera cittadinanza». L’azienda, incalzano i rappresentanti sindacali, «ci fa proposte che sono in parte solo economiche, nemmeno troppo rilevanti: recupererebbero una parte dell’inflazione degli ultimi anni che abbiamo già perso. Ma noi vogliamo un equilibrio sano tra vita e lavoro». Le altre richieste riguardano l’adeguamento salariale, il riconoscimento dell’indennità per autosnodato, una rotazione equa dei turni, l’aumento dei riposi settimanali, straordinari programmati e la valutazione dei tempi di percorrenza. «L’azienda lavora su questi temi», spiega Astrid Kofler, «e abbiamo intenzione di proseguire, per il benessere dei dipendenti». M.A.