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BOLZANO. Il grande braccio meccanico solleva il tronco spezzato dal vento. In pochi secondi lo ripulisce dei rami e lo taglia in pezzi da tre metri ciascuno. Attorno è tutto innevato e gli operatori forestali sprofondano fino alle ginocchia nella coltre bianca che si è depositata nei giorni scorsi su tutto l'Alto Adige. Sotto i loro piedi, nascosto dalla neve, c'è un labirinto di tronchi, radici e rami incastrati, pericolosi come fionde in tensione. Un patrimonio che va recuperato velocemente, anche se la natura non si cura dei tempi degli esseri umani.
«Sappiamo già adesso che per avere dei tronchi come quelli che avevamo prima della tempesta ci vorranno circa 150 anni».
Josef Schmiedhofer è il direttore del Demanio provinciale dell'Alto Adige. È lui l'uomo che sta supervisionando le operazioni di sbancamento del legname caduto in seguito alla “tempesta perfetta” di fine ottobre che ha abbattuto centinaia di alberi, soprattutto in val d'Ultimo, a Carezza e in val Badia. Le raffiche hanno soffiato fino a 120 chilometri l'ora e qualcuno ha parlato di evento del secolo. Ci vorranno mesi, se non anni, per ripulire e rendere sicuri i boschi e decenni per ripristinare il paesaggio. E ora che sull'Alto Adige è caduta la neve, le operazioni di recupero del legname si sono fatte più difficili e pericolose. «Questo è un lavoro molto pericoloso, perché i tronchi sono accatastati sotto tensione, da una parte la radice e dall'altra la chioma. Abbiamo deciso quindi di intervenire con macchinari molto grandi per diminuire il pericolo», racconta Schmiedhofer.
Sul Latemar, una delle zone più colpite dal maltempo, sono stati distrutti dal vento circa 160 ettari di alberi e ne sono rimasti sul terreno circa 120.000 metri cubi. «Abbiamo tra 70 e 80 centimetri di neve ed è quindi molto difficile lavorare, oltre che pericoloso. La macchina 'Highlander' ci permette di lavorare in sicurezza, evitando, almeno per il momento, di impegnare i boscaioli. Sarebbe troppo pericoloso», spiega Bernd Pardeller, custode forestale della zona. Il legname dev'essere rapidamente rimosso, ma non solo per un mero calcolo economico: gli abeti rossi vanno infatti difesi dal bostrico, parassita che può rivelarsi una vera piaga. «Fino alla settimana scorsa - aggiunge Schmiedhofer - siamo riusciti a recuperare dagli 800 ai 1000 metri cubi di legname al giorno. Purtroppo l'arrivo della neve ci ha rallentato e al momento c'è solo una ditta che sta lavorando e dobbiamo valutare come si comporterà il tempo». L'auspicio comunque è quello di riuscire a portare a valle la maggior parte dei tronchi per il mese di luglio e poi di riuscire ad intervenire successivamente con la piantumazione naturale. «Sempre che non ci sia troppa selvaggina in giro che ci mangia le piante», precisa l'esperto.
«Sappiamo già adesso che per avere dei tronchi come quelli che avevamo prima della tempesta ci vorranno circa 150 anni».
Josef Schmiedhofer è il direttore del Demanio provinciale dell'Alto Adige. È lui l'uomo che sta supervisionando le operazioni di sbancamento del legname caduto in seguito alla “tempesta perfetta” di fine ottobre che ha abbattuto centinaia di alberi, soprattutto in val d'Ultimo, a Carezza e in val Badia. Le raffiche hanno soffiato fino a 120 chilometri l'ora e qualcuno ha parlato di evento del secolo. Ci vorranno mesi, se non anni, per ripulire e rendere sicuri i boschi e decenni per ripristinare il paesaggio. E ora che sull'Alto Adige è caduta la neve, le operazioni di recupero del legname si sono fatte più difficili e pericolose. «Questo è un lavoro molto pericoloso, perché i tronchi sono accatastati sotto tensione, da una parte la radice e dall'altra la chioma. Abbiamo deciso quindi di intervenire con macchinari molto grandi per diminuire il pericolo», racconta Schmiedhofer.
Sul Latemar, una delle zone più colpite dal maltempo, sono stati distrutti dal vento circa 160 ettari di alberi e ne sono rimasti sul terreno circa 120.000 metri cubi. «Abbiamo tra 70 e 80 centimetri di neve ed è quindi molto difficile lavorare, oltre che pericoloso. La macchina 'Highlander' ci permette di lavorare in sicurezza, evitando, almeno per il momento, di impegnare i boscaioli. Sarebbe troppo pericoloso», spiega Bernd Pardeller, custode forestale della zona. Il legname dev'essere rapidamente rimosso, ma non solo per un mero calcolo economico: gli abeti rossi vanno infatti difesi dal bostrico, parassita che può rivelarsi una vera piaga. «Fino alla settimana scorsa - aggiunge Schmiedhofer - siamo riusciti a recuperare dagli 800 ai 1000 metri cubi di legname al giorno. Purtroppo l'arrivo della neve ci ha rallentato e al momento c'è solo una ditta che sta lavorando e dobbiamo valutare come si comporterà il tempo». L'auspicio comunque è quello di riuscire a portare a valle la maggior parte dei tronchi per il mese di luglio e poi di riuscire ad intervenire successivamente con la piantumazione naturale. «Sempre che non ci sia troppa selvaggina in giro che ci mangia le piante», precisa l'esperto.


