Bolzano. L’operazione di salvataggio è iniziata. Primo stadio, l’incontro tra l’ufficio estimo del Comune e quelli del demanio militare. Domani ancora un appuntamento. Poi, fatti i conti, l’ultimo passo, il vertice (fissato per il 13) tra il sindaco Caramaschi e il comandante del corpo d’armata alpino.

Obiettivo: la Casa del soldato non va fatta morire. Traduzione è che il circolo di via Druso, che ha nel suo perimetro campi da tennis, strutture sportive e un centro culturale e ricreativo frequentato soprattutto da civili, deve tornare a essere patrimonio della città. Attraverso uno schema messo a punto dal sindaco stesso: il Comune chiede ai militari la gestione della struttura e, una volta ottenutala con conseguente piano costi-benefici, elabora un bando per assegnare alle associazioni che ne facessero richiesta la conduzione operativa di campi e centro ricreativo. «L’idea mi è venuta qualche mese fa – confessa Caramaschi –, quando ho capito che sarebbe stato molto difficile, visti i naturali tempi della burocrazia, riavviare l’attività del circolo militare. Che è pure un punto di riferimento storico dell’intera comunità: i suoi campi sono stati frequentati negli anni da migliaia di sportivi bolzanini di tutte le età, e vi si svolgono attività culturali aperte alla cittadinanza, con un calendario di eventi e di spettacoli. Dunque, mi sono detto, facciamo qualcosa».

Ecco in sostanza, la genesi dell’operazione. Che nelle scorse settimane è stata già presentata per sommi capi al generale Berto e alle sue strutture di comando logistico e dei servizi. Poi sono stati attivati gli uffici municipali per verificare la compatibilità economica e soprattutto amministrativa dello scambio. Per comprendere cioè se i regolamenti statali potessero essere integrati da quelli comunali nell’elaborare uno schema corretto di collaborazione operativa tra i due enti pubblici interessati.

Il fatto che sia stato già fissato un vertice tra sindaco e comandante sta tuttavia a significare (e così ormai pensano in Comune) che la strada intrapresa possa essere percorsa fino alla fine. In effetti la Casa del soldato, poi circolo di presidio aperto alla città, svolge da anni un’attività sussidiaria. È cioè luogo di integrazione tra sport e associazioni, visto che proprio l’Ussa era stata coinvolta, nello specifico, nella conduzione dei campi da tennis. I quali, vista la cronica mancanza di strutture in terra rossa a Bolzano, vedeva sui suoi campi lo svolgimento di corsi e tornei sociali e si trovava a svolgere un compito di integrazione rispetto ai calendari degli altri circoli della città. La cessazione delle attività sportive aveva coinvolto anche l’edificio che ospitava bar, ristorante e sala congressi, con grande disagio dei suoi frequentatori e con la conseguenza di vedere interrotti anche i calendari degli incontri e delle presentazioni dei libri. Questo ormai da troppo tempo.

Visto che la situazione con il passare del tempo non cambiava, anzi, sembravano emergere sempre maggiori difficoltà nell’elaborazione di un nuovo bando di gestione della struttura da parte delle autorità statali e del demanio, ecco l’intervento del Comune. «Speriamo tutti di potercela fare – prosegue Caramaschi –, anche se il quadro giuridico è complesso. Ma il Comune resta in grado di proporre soluzioni in modo forse più flessibile, vista la sua vicinanza ai luoghi, rispetto ad autorità più lontane e magari in altre faccende affaccendate».

Bolzano punta sul suo interesse specifico nella vicenda, sulla sempre felice collaborazione coi militari e sul rapporto personale tra sindaco e comandante delle truppe alpine. Infine, il Comune conta di poter aiutare il corpo d’armata a risolvere un suo problema attraverso l’offerta di una via più flessibile e meno condizionata. Una volta ottenuto il via libera, il municipio conta di elaborare in tempi brevi il bando di assegnazione e di discutere poi con l’associazione prescelta obiettivi e strategie per rilanciare la vecchia Casa del soldato.