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BOLZANO. L’idea lanciata dal Centro Casa per l’istituzione di un’Agenzia dell’affitto in grado di coordinare e rinvigorire il mercato delle locazioni, ora in forte sofferenza anche per i recenti tagli dei contributi provinciali, è ottima, ma sarà assai difficile da realizzare. Buona la proposta di istituire un fondo di garanzia per tutelare i proprietari dal rischio morosità, oggi in crescita esponenziale. Però, è decisamente sopra le righe l’obiettivo dei sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil di ottenere, nel giro di un paio di anni, una riduzione dei canoni di affitto del 20-30%. È questa la posizione espressa dal presidente dell’Associazione proprietà edilizia, l’avvocato Alberto Boscarolli.
«Abbiamo accolto con interesse l’idea del Centro casa; siamo aperti a tutto ciò che può agevolare e dare garanzie. Abbiamo però già espresso ai promotori diverse nostre perplessità». Si sono infatti evidenziate numerose criticità. La prima delle quali riguarda la riduzione del canone di affitto. L’idea del Centro Casa sarebbe creare un fondo di garanzia per tutelare i proprietari, cui si potrebbe accedere accettando di stipulare contratti a canone calmierato. Tradotto: abbasso l’affitto guadagnandoci un po’ meno, ma sono soldi sicuri perché, se l’inquilino non mi paga, il conto sarà saldato dal fondo di garanzia, il tutto godendo anche di agevolazioni fiscali locali sull’Imi e le imposte locali. «Se parliamo di possibili riduzioni di canone, siamo ben lontani dall’idea del Centro Casa. È improponibile ipotizzare il 20 o 30% di riduzione, specie in un momento di crisi e con una tassazione esasperata della casa. Già ora c’è troppa incertezza sul futuro, e la tassazione rischia di aumentare. E arrivano di continuo novità negative, dal nuovo catasto in avanti. Una riduzione così è una proposta irricevibile».
Negli affitti commerciali, spiega Boscarolli, «già dal 2009-2010 abbiamo iniziato a ritoccare al ribasso i contratti in caso di rinnovo, nel sei più sei». I proprietari hanno compreso le difficoltà degli affittuari e si è andati a trattare. Meglio - solo per fare un esempio - incassare 100 euro di meno al mese, che incassare il canone intero ma solo per qualche mese, perché poi la ditta in affitto non ce la fa più a pagarti.
Nell’abitativo, ora come ora, il problema, grosso, è la diffusa morosità degli inquilini. «Non si incassa, ma si devono pagare le imposte e le spese di condominio. Per non parlare delle spese legali. La stima è che, per riottenere indietro l’alloggio, occorrano da sei a dieci mesi, diciamo otto in media. Sempre più spesso capita poi che l’appartamento venga restituito in condizioni pessime e che il piccolo proprietario non disponga della somma necessaria al risanamento».
Proprio per questo motivo, Boscarolli sostiene che l’idea del Centro casa, mutuata dal caso di Trieste, sia positiva, ma che sia da ricalibrare su Bolzano. «A Trieste il fondo di garanzia è di soli 3.000 euro per l’affitto più 1.500 di spese legali. Per Bolzano sarebbe troppo poco. Con quei soldi un piccolo proprietario si garantirebbe al massimo 4 o 5 mesi di affitto, cioè non abbastanza». Se poi la riduzione del canone pretesa per accedere al fondo di garanzia fosse del 20-30%, «l’iniziativa non sarebbe per nulla appetibile». Insomma, buona la teoria, ma metterla in pratica... Si dovranno coinvolgere istituti bancari, Comune e Provincia, associazioni di categoria, coop. Un’operazione complessa, dai mille risvolti tecnici. Sarà dura, ma ci si può provare.
«Tenendo però in conto che, quanto agli alloggi vuoti dichiarati dal Centro Casa, il numero di 2.500 per Bolzano è assolutamente sovrastimato. Si contano in poche centinaia, perché vuoto non significa affatto disponibile per l’affitto. Ci sono quelli in ristrutturazione, in attesa di essere venduti eccetera eccetera».
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