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BOLZANO. Sono sessanta, provengono da ogni parte della provincia, e sono tremendamente bravi. Cantano opere intere come La Traviata e il Nabucco a memoria; non hanno mai studiato musica, non sanno leggere uno spartito. Lo fanno per passione.
Sono i pensionati e le casalinghe del Coro Lirico Giuseppe Verdi, una formazione storica che nacque negli anni'50 e che ha ripreso lo slancio nel 2003. Cercavano solo un passatempo divertente e uno spunto per socializzare, e si sono scoperti talmente bravi che il loro calendario è ormai sempre più fitto, tra concerti ed esibizioni calcano la scena almeno 20 volte l'anno, con la media di uno spettacolo ogni due settimane.
I papillon e gli abiti lunghi brillavano sotto i riflettori del circolo ufficiali dell'Esercito in via Druso, poi ci sarà Dobbiaco, e ancora il tutto esaurito al Cristallo. La voci si dividono, soprani e contralti da un lato, bassi e baritoni dall'altro, l'impatto con la melodia fa vibrare il petto e un sussurro si trasforma in tempesta, «Arpa d'or dei fatidici vati...», il Va Pensiero strappa un fremito di commozione.
‹‹Sono bravissimi - commenta Claudio Vadagnini, direttore d'orchestra e compositore, in una pausa durante le prove nell'aula magna del Clauda De' Medici - quello che fanno è un lavoro straordinario, risultato di un impegno costante sia nelle prove settimanali che durante i concerti››. Vadagnini dirige il coro con piglio e carisma, sa bene fino a quali apici i suoi coristi possono arrivare, e per un momento gli anziani smettono di essere dei dilettanti.
«Il nostro repertorio migliore è quello verdiano - spiega il maestro - ci esibiamo con opere intere o brani, la versatilità dei cantori ci permette diverse formazioni, anche con accompagnamento d'orchestra e solisti››. Aida, Machbet, La Traviata, tutto imparato ad orecchio e cantato a memoria. ‹‹Non hanno formazione musicale - spiega il direttore - sono uniti da un'enorme passione per la musica, e hanno un ottimo orecchio››.
C'è il fermento dei preparativi, dietro il sipario del circolo ufficiali. Si va in scena tra un'ora. Il coro scalda le voci, qualche ritardatario si cambia in fretta per indossare lo smoking di scena. ‹‹È sempre emozionante - sussurra il basso Renzo Albarello - anche se il repertorio lo conosciamo benissimo››. Più in là le signore aspettano, elegantissime in nero, sono già pronte a prendere posto: «È divertente - racconta il soprano Cristina Baraldo - si esce dalla monotonia e dalla noia, si sta insieme, è un bel modo di passare le serate».
Nessuno si prende troppo sul serio. «Ci sentiamo delle star - scherza il contralto Carmen Donati autoironica - ma nel nostro piccolo siamo bravi davvero››. Il Giuseppe Verdi è una presenza unica nella regione, ‹‹questo genere di musica non è molto conosciuto - commenta il tenore Btuno Bassani - per questo abbiamo difficoltà a coinvolgere i più giovani››. Per i ragazzi soprattutto, la musica è più quella degli strumenti musicali che non il canto, ‹‹suonano la chitarra e tanti altri strumenti - lamenta il baritono meranese Claudio Da Molin - ma lo fanno stando chiusi in casa, il coro invece ha una dimensione sociale bellissima». Pronti, tra poco partirà la musica. I fantastici cantori prendono posto nella formazione, si fanno seri di concentrazione nell'ultimo ripasso, ognuno concentrato su questo o quel passaggio dove erano stati colti in fallo durante l'ultima prova. La scena si apre, il resto è musica. (ri.va.)
Sono i pensionati e le casalinghe del Coro Lirico Giuseppe Verdi, una formazione storica che nacque negli anni'50 e che ha ripreso lo slancio nel 2003. Cercavano solo un passatempo divertente e uno spunto per socializzare, e si sono scoperti talmente bravi che il loro calendario è ormai sempre più fitto, tra concerti ed esibizioni calcano la scena almeno 20 volte l'anno, con la media di uno spettacolo ogni due settimane.
I papillon e gli abiti lunghi brillavano sotto i riflettori del circolo ufficiali dell'Esercito in via Druso, poi ci sarà Dobbiaco, e ancora il tutto esaurito al Cristallo. La voci si dividono, soprani e contralti da un lato, bassi e baritoni dall'altro, l'impatto con la melodia fa vibrare il petto e un sussurro si trasforma in tempesta, «Arpa d'or dei fatidici vati...», il Va Pensiero strappa un fremito di commozione.
‹‹Sono bravissimi - commenta Claudio Vadagnini, direttore d'orchestra e compositore, in una pausa durante le prove nell'aula magna del Clauda De' Medici - quello che fanno è un lavoro straordinario, risultato di un impegno costante sia nelle prove settimanali che durante i concerti››. Vadagnini dirige il coro con piglio e carisma, sa bene fino a quali apici i suoi coristi possono arrivare, e per un momento gli anziani smettono di essere dei dilettanti.
«Il nostro repertorio migliore è quello verdiano - spiega il maestro - ci esibiamo con opere intere o brani, la versatilità dei cantori ci permette diverse formazioni, anche con accompagnamento d'orchestra e solisti››. Aida, Machbet, La Traviata, tutto imparato ad orecchio e cantato a memoria. ‹‹Non hanno formazione musicale - spiega il direttore - sono uniti da un'enorme passione per la musica, e hanno un ottimo orecchio››.
C'è il fermento dei preparativi, dietro il sipario del circolo ufficiali. Si va in scena tra un'ora. Il coro scalda le voci, qualche ritardatario si cambia in fretta per indossare lo smoking di scena. ‹‹È sempre emozionante - sussurra il basso Renzo Albarello - anche se il repertorio lo conosciamo benissimo››. Più in là le signore aspettano, elegantissime in nero, sono già pronte a prendere posto: «È divertente - racconta il soprano Cristina Baraldo - si esce dalla monotonia e dalla noia, si sta insieme, è un bel modo di passare le serate».
Nessuno si prende troppo sul serio. «Ci sentiamo delle star - scherza il contralto Carmen Donati autoironica - ma nel nostro piccolo siamo bravi davvero››. Il Giuseppe Verdi è una presenza unica nella regione, ‹‹questo genere di musica non è molto conosciuto - commenta il tenore Btuno Bassani - per questo abbiamo difficoltà a coinvolgere i più giovani››. Per i ragazzi soprattutto, la musica è più quella degli strumenti musicali che non il canto, ‹‹suonano la chitarra e tanti altri strumenti - lamenta il baritono meranese Claudio Da Molin - ma lo fanno stando chiusi in casa, il coro invece ha una dimensione sociale bellissima». Pronti, tra poco partirà la musica. I fantastici cantori prendono posto nella formazione, si fanno seri di concentrazione nell'ultimo ripasso, ognuno concentrato su questo o quel passaggio dove erano stati colti in fallo durante l'ultima prova. La scena si apre, il resto è musica. (ri.va.)


