BOLZANO. Non se ne parla che la questione patrimoniale legata alla proprietà dei terreni sopra i quali si è costruito venga risolta prima della metà del mese di ottobre. Dopodiché si avvieranno le pratiche per l’accatastamento e soltanto dopo si potrà parlare dell’abitabilità, che viene concessa solo una volta che, formalmente, si è diventati proprietari dell’immobile. Stiamo parlando del “Lotto C” di Casanova. Dove un’ottantina di famiglie attende di poter entrare a casa propria. Il cantiere è in dirittura d’arrivo, su due scale addirittura si son già arredati gli alloggi. Epperò non ci si può mica vivere dentro. Su tutte le furie le famiglie, ma il Comune può farci poco. La questione è terribilmente complessa, ma pare ci siano stati degli errori materiali nella presentazione della documentazione, che è andata a detrimento delle assegnazioni. Traducendo: manca ancora la delibera municipale di assegnazione dei terreni - e quindi di ciò che ci si è costruito sopra - alle varie famiglie assegnatarie. E quindi resta tutto bloccato.

La situazione venutasi a creare in queste settimane a Casanova ha decisamente del pirandelliano. La Cle Group Srl si è dannata l’anima: solo a giugno dell’anno scorso ha preso in mano un cantiere terribilmente complesso (in totale 25 milioni di euro di lavorazioni), di cui c’era in piedi solo un semplice scheletro di cemento armato, frutto della liquidazione coatta amministrativa della Cle - ossia di chi costruiva prima - che aveva costretto a interrompere il cantiere. La consegna, originariamente, era prevista per l’autunno del 2016. I nuovi costruttori, Cle Group, hanno davvero corso. In nemmeno 15 mesi si sono eseguiti lavori per 13 milioni di euro. Si è lavorato pure durante le vacanze di Natale.

Manca niente e si finisce.

Il cantiere però, non le scartoffie. Gli uffici comunali del patrimonio non stanno affatto ostacolando l’iter, anzi, assieme alla ditta costruttrice e alle centrali cooperative stanno cercando una soluzione rapida. Ma la questione patrimoniale è estremamente complessa da sgarbugliare e probabilmente in parte era stata presa sottogamba. Si pensava di risolverla molto più in fretta. Le famiglie delle sei cooperative, però, attendono da troppi anni. La politica pare avesse promesso la consegna per luglio scorso, ed entusiasticamente le centrali cooperative avevano sostenuto. Nonostante chi costruiva fosse scettico di poter terminare i lavori prima di settembre.

Ora quello che sta succedendo ha dell’inverosimile: nonostante le pesantissime responsabilità cui potrebbe andare incontro dal punto di vista civilistico e penalistico, la ditta costruttrice ha consentito di far accedere al cantiere famiglie e arredatori. Si sono costruiti percorsi protetti - siamo in un cantiere, dove per legge esistono forti restrizioni per via della sicurezza - e si è concesso alle persone di entrare in casa loro durante l’orario d’ufficio, dal lunedì al venerdì. Vengono accompagnati in cantiere, firmano l’orario di entrata e uscita, un addetto li accompagna - gratuitamente, ma a spese della Cle Group - agli alloggi. Ovviamente, diversi assegnatari sono inferociti e premono. Si chiede di poter entrare a lavorare anche nel finesettimana o alla sera. Dal Comune, giustamente, si vigila, nel senso che alla prima luce accesa di notte verranno allertati i vigili. Non si tratta di accanimento, è che le famiglie, formalmente, non sono proprietarie (anche se ci stanno perdendo per via dei tassi di prefinanziamento, più alti di quelli dei mutui veri e propri). Ma, anche volendo, non si può agire in altro modo. Altrimenti sarebbero i funzionari comunali a dover rispondere, di persona, degli atti imperfetti. Quindi, ogni sera, le chiavi dell’alloggio devono essere riconsegnate. Non ci si può vivere dentro. Difficile da digerire per chi attende da anni. «Abbiamo autorizzato soltanto delle preconsegne», chiariscono Alberto Bocchio e Andrea Grata di Confcoop. «Ma per avere le chiavi bisognerà aspettare la fine di ottobre».

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