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BOLZANO. C'erano anche la mamma e due zie della vittima - ieri sera a Casanova - alla manifestazione organizzata per esprimere solidarietà alla quattordicenne che, venerdì sera intorno alle 20, alla fermata del bus di via Emeri, è stata oggetto di un brutale episodio di violenza sessuale.
Ricordiamo che il 18 novembre in Tribunale si terrà la direttissima a carico del presunto aggressore, un trentanovenne pachistano, arrestato dalla squadra Volante, già nella serata di venerdì. Lunedì sera c'era stato il presidio voluto dal sindaco Renzo Caramaschi e dalla sua giunta, per condannare l'episodio e sensibilizzare la popolazione alla cultura del rispetto; presenti all'iniziativa anche associazioni, sindacati e rappresentanti della comunità pachistana.Ieri un altro importante attestato di solidarietà.
A promuovere l'iniziativa, Francesco Mafrici, che abita nel quartiere e si è fatto interprete della preoccupazione dei cittadini - non solo di coloro che abitano lì - per una crescente sensazione di insicurezza. Il corteo con tanti palloncini rossi è partito da via Emeri, ha percorso via Ortles, quindi ha attraversato via Resia, per concludersi nella piazzetta di Firmian. Alla manifestazione, uomini e donne del quartiere, ma anche molti esponenti del centrodestra: dal vicepresidente della Provincia Marco Galateo alla consigliera provinciale Anna Scarafoni (FdI); il capogruppo di FdI in Comune Alessandro Forest; Marco Caruso, consigliere comunale e Alan Bondoni, consigliere di circoscrizione della Lega; le consigliere comunali Barbara Pegoraro (Civica) e Patrizia Brillo (FdI); poi Andrea Bonazza e Maurizio Puglisi Ghizzi con un gruppo di esponenti del CasaPound. Nessun discorso ufficiale, il corteo è sfilato in silenzio. Solo all'inizio le parole di Mafrici: «Abbiamo sentito che non c'è stato uno stupro come era sembrato in un primo momento, ma il fatto è comunque gravissimo, perché c'è una ragazzina di 14 anni, vittima di una violenza sessuale. Noi diciamo no al razzismo; nessuna accusa alla comunità pachistana, non possiamo però permettere che qualcuno leda la nostra libertà. Non possiamo rimanere indifferenti davanti a certi episodi».
Da parte di chi è sceso in corteo - tante le donne - c'è ormai la consapevolezza che non basta chiedere più controlli, perché le forze dell'ordine sono già molto presenti; perché la città è "sorvegliata" da 220 telecamere; ora serve un salto cultura. «Il problema - spiega Tania Bergo che insegna italiano ed educazione civica agli stranieri - non riguarda solo chi arriva da altri mondi, ma anche chi è nato e cresciuto qui. C'è poco rispetto per le donne; in giro si respira un clima di aggressività e violenza, per cui uscire la sera oggi è pericoloso». «Bisogna sensibilizzare la popolazione - sostiene la consigliera Anna Scarafoni - in particolare chi arriva da altre culture, al rispetto della donna e dei bambini. Il cammino si annuncia lungo e complicato, ma va fatto». Concetto su cui insiste anche Galateo: «Dobbiamo cominciare dalla scuola ed è quello che stiamo facendo, affinché la donna non sia più vista come oggetto».
Il vicepresidente della Provincia però va oltre: «Forse, prima di rilasciare il permesso di soggiorno, sarebbe il caso di fare una perizia psichiatria a chi arriva qui. Il soggetto che attualmente si trova in carcere con l'accusa di violenza sessuale su una minore pare avesse una vecchia denuncia per un fatto simile».


