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BOLZANO. Per carità, belli sono belli. Forse anche troppo. Stiamo parlando dei nuovi orti per i pensionati e le associazioni realizzati dal Comune a Casanova, tra il complesso delle ultime case Ipes e la ferrovia per Merano. Assegnati ai singoli da poche settimane - ma solo in parte, perché molti risultano ancora vuoti e incolti - a detta degli utilizzatori mostrano diverse pecche. E forse per questo non sono ambiti come ci si sarebbe potuti aspettare.
In totale sono trentadue. Ventuno destinati a singoli, over 65. Gli altri, di dimensioni decisamente maggiori, nelle intenzioni dovevano essere degli orti comunitari, ma al momento risultano tutti quanti vuoti. Nei giorni scorsi, il Comune ha pubblicato un avviso col quale si rende noto che si cercano persone giuridiche o associazioni, che operino sul territorio comunale senza fini di lucro, interessate a prendersene cura.
Il canone annuale, da adesso al 30 novembre, sarà di cento euro, compresa l’acqua per irrigare. Le domande dovranno pervenire all’ufficio patrimonio del Comune entro l’11 maggio.
Fin qui tutto bene. Un poco però ci si stupisce, visitando gli orti, perché una buona metà sono incolti: sembra l’Amazzonia. Una decina sono invece coltivati, con cura e passione.
Qualche critica, perché li si è realizzati un po’ troppo vicini alle case Ipes. Non sia mai che, nonostante rete e cancello chiuso a chiave, qualcuno sia tentato di scippare carote e pomodorini...
A parte questo, però, andrebbero anche bene, non fosse per qualche pecca di troppo. Intanto, pare che quando si è aperta l’acqua, l’impianto non funzionasse. «Non l’avevano collaudato, e hanno dovuto scavare in quattro o cinque punti perché spandeva», raccontano i pensionati al lavoro tra insalatina e pomodori che iniziano a rampicare sui pali di legno. Si dovevano realizzare due fontanelle all’ingresso: non ci sono. Si dovevano installare delle panchine: neanche l’ombra. E così, seppur contravvenendo al regolamento, qualcuno se l’è portata da casa, di plastica.
Era prevista una pergola, ma ancora non la si vede. Si spera arrivi prima dei primi veri caldi.
Le critiche maggiori riguardano però altri due aspetti: casette attrezzi e rifiuti.
Sono stati realizzati sei container. Bellissimi, con wc. «Servivano mica, così belli». Design esterno di tendenza a listelli di legno orizzontali, porte bordeaux in acciaio. All’interno, i pensionati mostrano i termosifoni elettrici scuotendo il capo: «Ma in Comune non sanno che d’inverno non si fa l’orto?»
Invece di spendere per i caloriferi, di cui nessuno sentiva il bisogno, «avrebbero dovuto pensare che c’era necessità degli armadietti». Qui dentro ognuno lascia i suoi attrezzi: badili, rastrelli, concimi, sementi. Sono tutti posati alla rinfusa a terra; sopra, un foglio di carta appiccicato al muro col numero del lotto corrispondente. Agli orti non è che ci si conosca tutti bene e, così, gli attrezzi costosi tocca riportarseli a casa tutti i giorni...
L’aspetto peggiore però, e si rimane piuttosto perplessi a scoprirlo, riguarda i rifiuti verdi. Siamo fra gli orti. Come sa chiunque abbia a sua disposizione tre metri per tre di giardino, si producono quantità inverosimili di erbe ed erbacce. Be’ sentite questa: Comune e Seab non mettono il cassonetto del verde. C’è stato niente da fare. «Metteteli in un sacchetto di plastica e portateveli a casa, ci hanno detto». Peccato che il pensionato medio si muova in bici, per andare all’orto. E portarsi via dieci chili di saccone nero... (da.pa)
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