BOLZANO. Dopo gli articoli denuncia sulla stampa di lingua tedesca, i carabinieri dei Nas si sono già presentati ieri in diverse strutture di assistenza per anziani e lungo degenti. Non sono emerse situazioni di degrado e di abbandono per gli ospiti delle case di cura e di riposo. I responsabili di alcune strutture si sono messi completamente a disposizione della magistratura. E’ quanto ad esempio hanno fatto i dirigenti dello «Jesuheim» di Cornaiano. Due delle foto shock pubblicate dal quotidiano in lingua tedesca «Tageszeitung» riguardano proprio due ospiti di quella struttura che ospita una novantina di anziani ed una quarantina di persone con problemi di disabilità mentale. Una casa di cura e assistenza modello che per decenni è stata gestita dalle suore della carità di San Vincenzo de Paola. Allo «Jesuheim» di Cornaiano ci sono ospiti che hanno trascorso una vita lontano dai propri parenti. Un esempio su tutti: un ospite ha 84 anni. E’ nella struttura di Cornaiano da quando ha compiuto un anno: i genitori non ebbero la forza di affrontare un futuro caratterizzato dai limiti della disabilità e lo affidarono alla struttura di assistenza. Solo l’amore delle suore gli ha permesso anno dopo anno di considerare quell’istituto di assistenza la sua vera casa. L’articolo shock pubblicato dal quotidiano «Tageszeitung» ha ferito. Proprio per questo la nuova dirigenza dello «Jesuheim» ha tenuto una conferenza stampa. Non è stato un atto di difesa ma la voglia di fare chiarezza. «In due foto abbiamo riconosciuto due nostri ospiti» ha annunciato Christian Klotzner, presidente della Fondazione Santa Elisabetta subentrata alla suore a partire dal primo gennaio scorso. Si tratta delle foto che riprendono una persona ferita in testa ed un’altra carponi che si muove lungo i corridoi con i pantaloni abbassati. «Non sappiamo chi possa aver scattato quelle foto (che sono di almeno un paio di anni fa) e soprattutto non sappiamo perchè lo abbia fatto e perchè le abbia ora consegnate alla stampa» ha ricordato ancora il presidente. Considerazione rafforzata anche dalla suora più anziana ed esperta ancora in servizio nella struttura, Hildegund Fill, direttrice della struttura sino al 31 dicembre scorso. «Se è stato qualcuno del personale - dice - avrebbe fatto meglio a prestare soccorso e assistenza». Suor Hildegund nega nella maniera più assoluta che in passato ci possano essere stati episodi di maltrattamento o di abbandono. Tutt’altro. «Noi abbiamo sempre garantito amorevoli attenzioni e assistenza, ma quando una persona ha problemi di disabilità mentale può anche provocarsi lesioni. Noi abbiamo sempre preferito evitare forme di costrizione». La situazione all’interno dello «Jesuheim» è considerata ottimale sotto il profilo organizzativo. Per assistere 130 ospiti ci sono 95 dipendenti, oltre ad una quindicina di infermieri (della cooperativa Sos) ed una decina di persone addette alle pulizie. «Siamo una struttura di assistenza riconosciuta dalla Provincia ed abbiamo il personale previsto per legge» puntualizza ancora il presidente che ha già avuto un colloquio con il procuratore Rispoli. Ed un rappresentante della cooperativa di infermieri, Raffaele Bufano, sottolinea: «Dispiace che qualcuno abbia voluto strumentalizzare la sofferenza di soggetti assistiti qui».
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