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SALORNO. La Svp di Salorno si è presa un paio di giorni di tempo per decidere se sostenere o meno la mozione della Lega - che sarà trattata mercoledì sera - sul «rimborso dei costi sostenuti dal Comune per azioni giudiziarie» legate al cosiddetto «caso Giacomozzi». Il sindaco, come noto, nel settembre scorso ha patteggiato 4 mesi per abuso d'ufficio per la complessa vicenda legata alla villetta di via Molini. Il vicesindaco Marlene Tabarelli, che farà le veci di Giacomozzi quando sarà trattato il punto, fa capire che il Carroccio ha mischiato un po' le carte: «Era dovere del Comune di Salorno - spiega la Tabarelli - costituirsi in giudizio nei ricorsi al Tar presentati dalla ditta Del Fabbro, dal geometra Nelson Girardi e da Lino Tabarelli, mentre per la parte penale o civile l'unico a risponderne direttamente sarà il sindaco. La Svp si riunirà lunedì per trovare una posizione unitaria sull'argomento. Al centro della questione, e questo deve essere chiaro, c'è un abuso edilizio e a commetterlo non è stato certo il primo cittadino». Il Comune sarà rappresentato al Tar dall’avvocato Menestrina.
Anche l'Obmann della Stella Alpina Walter Pardatscher fa capire che la mozione della Lega Nord, così com'è, non può essere condivisa, ma lascia aperto uno spiraglio. «Mi aspetto - commenta Pardatscher - che il Carroccio spieghi meglio in aula le sue argomentazioni. La questione, più che giudiziaria, è politica e trovo sia opportuno parlarne in modo aperto e con la massima trasparenza».
Ricordiamo che per Pd/Idv, Lega Nord e Freiheitlichen sarebbe opportuno che il sindaco rispondesse, anche economicamente, dei costi sostenuti dal Comune per tutte le vicende legate, direttamente o indirettamente, alla casa di via Molini. Una posizione che la Volkspartei non sembra condividere, anche se per saperlo sarà necessario attendere il voto in aula. Il proprietario della casa di via Molini Lino Tabarelli chiese la licenza edilizia nel 2006. Secondo la Procura, il sindaco che è ingegnere, avrebbe curato personalmente il progetto, facendolo però firmare ad un geometra prestanome. Quando l'elaborato arrivò al vaglio della commissione edilizia, il sindaco Giacomozzi - secondo l'ipotesi accusatoria della Procura - non si sarebbe astenuto ma avrebbe preso parte alla discussione tecnica e alla successiva votazione, forte della firma del geometra posta in calce all'elaborato. In sostanza, secondo l'accusa, il sindaco avrebbe contribuito ad approvare un progetto che lui stesso aveva personalmente curato a titolo privato. Fu poi lo stesso primo cittadino a firmare la licenza edilizia. La costruzione, ferma dal 2007 e ancora allo stato grezzo, venne realizzata con alcune difformità rispetto alla licenza edilizia ma il sindaco non sarebbe intervenuto subito. Solo nel 2010 avrebbe comunicato al proprietario dell’immobile l'avvio del procedimento per abuso edilizio. La vicenda ha avuto anche conseguenze politiche anche se Impegno e Svp hanno deciso, alla fine, di restare assieme alla guida del paese.
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