SALORNO. Si inasprisce lo scontro politico tra il sindaco Giorgio Giacomozzi e i partiti di opposizione. Questa volta l'oggetto del contendere è rappresentato dalle spese legali sostenute dal Comune e legate (indirettamente) alla querelle giudiziaria sulla casa di via Molini, conclusasi con il patteggiamento a 4 mesi del primo cittadino per abuso d'ufficio.

L’opposizione. A sollevare il caso è stata la Lega Nord, rappresentata da Mario Tondini e Andrea Gallo, che ha presentato una mozione nella quale chiede di incaricare il revisore dei conti di fare una stima sui costi indiretti sostenuti dal Comune per questa vicenda che ha rischiato di far tornare i residenti alle urne. Ma anche gli altri partiti di opposizione non la pensano in modo diverso. Per Giuseppe Simeoni del Partito Democratico «a rimetterci, in questa vicenda, non possono essere il Comune e i contribuenti, come ho già sostenuto a suo tempo in consiglio. Il sindaco, preso atto dell'errore commesso, dovrebbe semplicemente assumersi le sue responsabilità». Quando venne trattata la mozione di sfiducia (poi respinta) sul “caso Giacomozzi” il Pd a sorpresa si astenne, ma oggi non sembra intenzionato a fare sconti. Sullo sfondo c’è infatti anche la querelle giudiziaria tra il sindaco e l’ex consigliere Piffer. «Ho cercato - spiega Simeoni - di mediare tra le parti per trovare un’intesa ma il tentativo è fallito ancor prima di iniziare una discussione seria».

Arno Mall dei Freiheitlichen sottolinea di «non conoscere i dettagli della mozione presentata dal Carroccio, ma di ritenere giusto, in linea di massima, che il sindaco si faccia carico delle spese legali legate indirettamente alla sua vicenda giudiziaria. È una questione etica ma anche di opportunità. Giacomozzi ha ammesso di aver sbagliato: il resto è una conseguenza».

Il primo cittadino, ovviamente, quando sarà trattata la mozione dovrà uscire dall'aula ma per ora si limita a dire che si tratta «di un grave attacco personale nei miei confronti».

La mozione. Ma vediamo, in sintesi, qual è la tesi del Carroccio. «Per noi - spiega il consigliere comunale Mario Tondini - si tratta di una mera questione pecuniaria dovuta ad una serie di presunte mancanze da parte del sindaco. Nella sua veste di arbitro tra le parti al centro della controversia e di presidente della commissione edilizia, nonostante diverse sollecitazioni da parte del proprietario dell’immobile di via Molini Lino Tabarelli, non si è adoperato per far rispettare quanto previsto dal progetto. Contestiamo in particolare il fatto che il sindaco voglia utilizzare risorse pubbliche per un totale di 14 mila euro per fare fronte alle spese legate al contenzioso. E ciò sebbene nella sentenza del Tribunale di Bolzano vengano individuati errori e omissioni a carico del primo cittadino. Non capiamo pertanto perchè debbano essere i cittadini a pagare il conto per errori commessi da altri». Il Carroccio critica anche la giunta. «Ha assunto delibere censurabili pur essendo perfettamente a conoscenza della situazione. Per noi il senso di responsabilità dovrebbe avere un significato e pertanto chiediamo che sia il sindaco a rifondere queste spese».

La Volkspartei. Come era già successo qualche mese fa durante la crisi di giunta a fungere da arbitro sarà ancora una volta la Volkspartei. All’epoca la base del partito si spaccò e non riuscì a trovare una soluzione che accontentasse tutti. Alla fine prevalse la linea del «no a nuove elezioni», anche se in molti rimarcarono una certa insoddisfazione per l’operato del sindaco. L’Obmann del partito Walter Pardatscher per ora ha preso tempo e attende di leggere nel dettaglio il contenuto della mozione presentata dalla Lega. È probabile comunque che a decidere la linea ufficiale della Stella Alpina sarà il direttivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA