BOLZANO. Non ha convinto nessuno, nè il pubblico ministero Guido Rispoli nè il tribunale. Alla ripresa del processo Stein la deposizione in aula in qualità di teste di Martina Graf (ex segretaria di Durnwalder) si è dimostrata minata dai...vuoti di memoria. E oltre al procuratore Guido Rispoli anche i giudici del collegio hanno cercato più volte di ottenere maggiore chiarezza su alcune dinamiche interne alla giunta provinciale in relazione alla gestione pratica del potere politico. In Alto Adige per anni si è sempre ripetuto che non si “muovesse foglia” senza il consenso del governatore Luis Durnwalder. Un concetto molto semplice (indicatore di una gestione centralizzata del potere) che però non ha incredibilmente trovato conferma nella nuova udienza del processo legato al secondo filone d’inchiesta “Stein an Stein”, quello relativo al presunto abuso d’ufficio per la modifica del piano provinciale delle acque al fine di permettere il potenziamento di tre volte della capacità produttiva della piccola centrale idroelettrica di Mezzaselva. Sotto processo, come noto, ci sono Michl Laimer (ex assessore provinciale all’energia, Maximilian Rainer (ex direttore generale di Sel) , Franz Pircher e Klaus Stocker (rispettivamente ex presidente del collegio sindacale di Sel ed ex presidente del consiglio di amministrazione sempre di Sel). Secondo l'accusa il gruppo (grazie all'intervento dell'assessore Laimer) riuscì ad ottenere la modifica del piano generale di utilizzazione delle acque per consentire alle piccole derivazioni "di costruire nuovi impianti o ampliare quelli esistenti nel tratto del fiume Isarco nei pressi di Mules". Secondo la Procura della Repubblica l’operazione venne portata a termine, con la necessaria “benedizione” del potere politico, al fine di favorire la nuova proprietà della piccola centrale di Mezzaselva , creando tra il resto un notevole danno al gruppo Eisackwerk che, in concorrenza con la Sel, aveva progettato una unica grande centrale così come in un tempo prevista dal piano provinciale. Così come era già accaduto nel primo processo Stein, anche ieri non si è riusciti a fare piena luce sulla paternità della documentazione (contenente anche dati tecnici riservati) fatta consegnare al direttore dell’ufficio tutela delle acque Ernesto Scarperi con l’indicazione di far correre speditamente la pratica. La documentazione sarebbe stata accompagnata da un appunto in cui si faceva riferimento ad una presunta disposizione del governatore Durnwalder. Si trattava del ricorso gerarchico con cui la società Stein chiedeva il via libera al progetto di potenziamento della centrale di Mezzaselva. Ieri in aula Martina Graf ha detto di non ricordare l’appunto, ha puntualizzato di averlo visto per la prima volta in occasione di una prima deposizione davanti al procuratore Guido Rispoli durante l’inchiesta, ha ribadito di non ricordare se la pratica (diretta all’Ufficio tutela acque) le fosse stata consegnata da Durnwalder ma ha dovuto ammettere che non è mai verificato che della documentazione uscisse dall’ufficio del presidente senza che lo stesso ne fosse a conoscenza. La stessa Martina Graf ha anche confermato (su domanda dell’avvocato di parte civile Beniamino Migliucci) che il presidente Durnwalder non si è mai lamentato che qualche documento fosse uscito dal suo ufficio senza il suo consenso.

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