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BOLZANO. I "soliti noti" dentro il "solito sistema". Da Paul Köllensperger, fustigatore provinciale pentastellato, a Giorgio Delle Donne, persino a Luigi Gallo è così che si vedono le nomine ai vertici della Fondazione Cassa di Risparmio. Con sfumature di grigio («Si vogliono mettere persone fidatissime, meglio se concentrano in se così tanto potere come Konrad Bergmeister» dice il consigliere), ma anche di nero fumo («Con la vicepresidenza è ormai questione di famiglia», sibila lo storico) o di rosso fuoco («È miopia anche politica ingessare le nomine sullo scherma tedeschi a capo e gli italiani invariabilmente dietro» riflette l'ex assessore). Ma Bergmeister, a capo di Lub, Bbt, aziende ecc, e Letizia Ragaglia, a capo di Museion, messi a dirigere una delle istituzioni con una delle maggiori capacità di influsso e penetrazione dell'intero territorio, pone degli interrogativi "sistemici" anche a chi non nasconde di operare nelle strette vicinanze del sistema stesso.
«Come rete economia - rivela Claudio Corrarati - abbiamo chiesto in più occasioni alla Fondazione di far entrare nelle valutazioni e nelle reti decisionali interne sulle nomine anche i rappresentanti dell'economia di fondovalle, la rete delle imprese. E non solo Wirtschaftring o Useb, che peraltro è sempre più sfumata come presenza». E quindi? «Niente - aggiunge il presidente di Cna- e sì che sarebbe stato un segnale per far capire che il quadro di riferimento poteva ampliarsi. Rendere più realistico e leggero il rapporto con la società. Invece niente. Lo statuto non si cambia. In realtà non si vuol aprire. Allargare le opportunità. Senza capire che se sempre gli stessi decidono di eleggere sempre gli stessi, non si faranno mai crescere teste nuove...».
Più duro Giorgio Delle Donne, osservatore "da sinistra" degli impicci del nostro sistema: «Lo schema è questo. Primo: i tedeschi devono fare sempre i presidenti. Secondo: gli italiani devono fare sempre i vice. Terzo: sono sempre i tedeschi a nominare anche i vice italiani. Così si passa da Andrea Zeppa a Letizia Ragaglia senza spostarsi di un millimetro dallo schema». Ma c'è una consolazione? «Beh, è tutto così fisso che nessuno ruba. Non è poco. Ma perchè si sa che prima o poi il contentino e dunque una nomina, arriva». Luigi Gallo ha una visione che mette insieme nomine, economia e politica. «L'immagine che diamo - dice l'ex assessore ecosociale - è che dall'esterno sembra un circolo chiuso. E spesso lo è. Ambienti ristretti nominano persone in un raggio di riferimento altrettanto ristretto. Non si respira». Anche alla Fondazione? «Non voglio parlare delle singole persone. Sarebbe oltretutto ingeneroso. È che diventa stucchevole questo schema assolutamente ingessato delle presidenze e dei vice sempre e solo tedesche e, rispettivamente, italiani. Sembra che non si voglia guardare al di là del proprio naso. Evitando svolte non dico coraggiose ma intelligenti. Butto lì un interrogativo: a quando il sindaco di Bolzano presidente del consorzio dei Comuni?». Mai...? «Il rischio è questo. E invece la città più grande dovrebbe prima o poi avere un ruolo importante. E invece niente, chi dirige le danze sono sempre i piccoli. Forse perchè tedeschi?». Insomma, non se ne esce. E infatti Paul Köllensperger non ha dubbi: «È il sistema Alto Adige. Punto. Perchè stupirsi che le cariche vadano sempre alle stesse persone? Quelle nominate una volta a qualche ente o istituzione, saranno poi nominati per sempre anche per altre. È lo stesso giro che si perpetua».
Accuse che il nuovo presidente Bergmeister rispedisco al mittente: «In tutta la mia vita ho cercato le mie strade da solo - racconta Konrad Bergmeister, da poco al vertice della Fondazione Cassa di Risparmio - nessuno mi ha spinto, ho studiato, fin dalle superiori, solo con le borse di studio, senza finanziatori. E anche in questo caso, non ho cercato niente e nessuno». Bergmeister, anche presidente della Lub e di Bbt, rivela di essere stato contattato per la carica alla Fondazione «per strada, mentre camminavo. Poi mi hanno raggiunto un paio di telefonate in cui mi è stato chiesto di decidere. Ho riflettuto per una settimana poi ho risposto». Bergmeister sintetizza poi quelli che sono i suoi programmi, una volta insediatosi in Fondazione: «Ho intenzione di far lavorare i miei colleghi appena nominati come una squadra, un vero team. Senza un prim'attore. Il presidente deve essere un coordinatore, un organizzatore, capace di fare sintesi delle proposte che emergeranno al tavolo. Per parte mia ho un'idea: quello di dedicare le risorse della Fondazione non solo ai classici canali della cultura, della ricerca e del sociale ma anche ai giovani. Offrire loro opportunità ma anche possibilità di essere finanziati nei loro progetti. Lo schema è quello di supportare e stimolare possibili start up under 30 per aiutare a far crescere la società favorendo le energie giovanili». (pc)


