BOLZANO. Cento chilometri di corsa nella sabbia del Senegal, con temperature che oscillano tra i 40 e i 42º, un tasso di umidità che toglie il respiro, le vesciche che mordono i piedi. Sono gli ingredienti della 1ºedizione della «100 km del Senegal» alla quale hanno appena partecipato cinque bolzanini (Dribbling) appassionati di gare che sono un mix tra competizione estrema, avventura, viaggio.

A guidare il gruppetto Enio Frusca, 65 anni, ex funzionario dell'ospedale San Maurizio, veterano di questo tipo di competizioni, che in Senegal ha tagliato il traguardo della sua 80ºmaratona e ha chiuso i 100 chilometri in 10 ore 18 minuti e 50 secondi, piazzandosi all'11ºposto. Assieme a lui Massimo Ribetto, 39 anni, infermiere e segretario del Nursing up (si è classificato 19ºin 11h 39' 48''), Giovanni Barborini, 50 anni, tecnico della Telecom (48ºin 14h 21'44''), Stefano Dallago, 50 anni, titolare di un'azienda di trasporti (53ºin 15h 32'35''), Ennio Ghirigato, 55 anni, artigiano (69ºin18h 11' 18'').

La partecipazione alla gara, articolata in quattro tappe, era a numero chiuso: su 73 iscritti solo 35 hanno tagliato il traguardo. A conferma del fatto, semmai ce ne fosse bisogno, che la gara era di quelle estreme sinonimo di fatica, sudore, dolori articolari e vesciche. Per tutto questo i bolzanini hanno speso 2 mila 350 mila euro a testa. Una follia per quanti all'attività fisica preferiscono un comodo divano.

«E invece - spiega Ribetto - è stato fantastico: ne è valsa davvero la pena. Una gara entusiasmante in un paesaggio indimenticabile che ci ha portati anche attraverso i villaggi». Prima tappa: 11 chilometri. Una sorta di antipasto tra le dune di Lompoul. «Nella sabbia sottile - racconta Frusca - si sprofondava fino al polpaccio. Qualcuno usa le ghette da scialpinismo, ma l'esperienza fatta l'anno scorso nella 100 km del Sahara ci ha dimostrato che non servono a nulla. La sabbia entra comunque».

Notte in tenda con temperature altissime. Il giorno dopo, seconda tappa, altri 25 chilometri nel parco di Djoudij, considerato la più interessante area ornitologica del Paese. «È stata dura - dice Dallago - soprattutto per le temperature sempre intorno ai 40º». Hanno raggiunto addirittura i 48º il terzo giorno riservato alla prova clou: la maratona. Una mazzata per la metà dei concorrenti che si sono fermati ai 21ºkm. Dopo, finalmente, due giorni di riposo, in una striscia di terra lunga 50 km e larga 200 metri tra il fiume Senegal e l'oceano, invasa però dai granchi bianchi.

«Di notte - dice Ribetto - sentivi che si arrampicavano sulla tenda». Ultima fatica 20 km intorno al lago Rosa. I cinque sono appena tornati a Bolzano ma già progettano la prossima avventura.