PHOTO
LAIVES. Aula magna affollata e partenza in salita, ieri sera, per il progetto della centrale elettrica a pompaggio presentato da Christian Masten e dalla South Tyrol Energy. I tanti dubbi della gente sono rimasti tali anche dopo l'illustrazione complessiva del progetto e le "sirene" dei due milioni l'anno al Comune di Laives, non fanno breccia. Ad un certo punto, gli abitanti della frazione di La Costa-Seit, quelli maggiormente interessati dall'eventuale costruzione della centrale, hanno abbandonato la sala irritati dalle risposte ricevute. Christian Masten, che era affiancato dal geologo Konrad Messner e dall'ingegner Walter Gostner, ha esordito dicendo che comunque, «se il Comune dovesse dire di no al progetto, sarebbe no, senza ulteriori pressioni, nemmeno da parte della Provincia». L'imprenditore bolzanino ha poi spiegato i perché della scelta di Laives, ha annunciato vantaggi economici e ambientali, assicurando che intanto quello presentato è un pre-progetto e che l'impatto visivo si ridurrebbe ad un portale di accesso all'impianto nei paraggi della galleria della variante a nord di Pineta e un altro simile a La Costa- Seit. Mille metri più sopra, perché tutto il resto sarebbe all'interno della montagna. «Quanto ai due milioni di euro - ha aggiunto Masten - sarebbero appannaggio del Comune di Laives per tutta la durata dell'impianto, vale a dire per sempre». Konrad Messner, in qualità di geologo, ha spiegato le caratteristiche delle rocce locali, che sarebbero ideali per ospitare un impianto del genere al loro interno grazie alla compattezza. «Negli ultimi 6 mesi abbiamo analizzato la geologia dei luoghi e soprattutto, la presenza delle sorgenti, che rappresentano il lato più delicato. Le analisi andranno avanti ovviamente anche in seguito se proseguirà il progetto». L'ingegner Walter Gostner si è dilungato sugli aspetti tecnici della centrale a pompaggio, che avrebbe due bacini, uno a monte e uno a valle, con la capacità di 600 mila metri cubi d'acqua (divisi in varie gallerie). I tempi di realizzazione infine, calcolati da Masten in 4-5 mesi per l'esame di impatto ambientale e analisi delle sorgenti; 2 mesi per il passaggio in Comune e 7 mesi per gli appalti, cui seguirebbero 4 anni per la costruzione. Rassicurazioni anche sul via vai di camion in questa fase intermedia. Come detto, lo scetticismo dei presenti è rimasto tale e quale, sia sull'impatto ambientale di un mega-impianto simile e sia sugli aspetti meramente economici. «Masten ha una visione filantropica che non condivido - ha dichiarato ad esempio Marco Bove, ex consigliere comunale dei Verdi, e una visione esclusivamente economica del tutto. Stiamo attenti comunque, perché i vantaggi di un impianto del genere si basano esclusivamente sulla differenza di costo dell'energia elettrica attualmente ovvero, su leggi, che domani però potrebbero cambiare rendendo tutto quanto inutile». Critiche anche dai rappresentanti della piccola comunità montana di la Costa-Seit, dove in base al progetto verrebbe a trovarsi (sia pure sotto terra) il bacino d'acqua in quota. Temono per le loro sorgenti, per il caos che si creerebbe durante la fase di costruzione e anche per gli influssi negativi su quel poco di turismo che ancora esiste lì. Alla fine, come detto, hanno anche abbandonato la sala irritati per essere stati messi a confronto, numericamente, con gli abitanti di Renon. Critico anche l'ingegner Gazzini, che a Pineta abita e che pure ha messo in guardia dal contare sui costi dell'energia elettrica e sulla sostenibilità economica del progetto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


