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BOLZANO. La foto l'ha salvata sul cellulare: c'è il canotto dei vigili del fuoco che recupera un padre con i due bambini rimasti bloccati sull'isolotto nel Talvera. E' successo l'ultima volta qualche settimana fa e periodicamente si ripete: il livello dell'acqua del torrente si alza all'improvviso, in coincidenza con l'entrata in funzione degli impianti della centrale di Sant'Antonio. «Ma in futuro non succederà più, se va in porto il nostro progetto: vogliamo realizzare un bacino di demodulazione di 100 mila metri cubi nella roccia, per evitare le oscillazioni dell'acqua del Talvera che possono andare da uno a quindici metri cubi al secondo. Una variazione tanto repentina quanto pericolosa per le persone oltre che dannosa per fauna e flora». È abituato a pensare in grande Hellmuth Frasnelli, 66 anni bolzanino, socio al 50% della Eisackwerk, che assieme a Karl Pichler, 57 anni pure bolzanino, che detiene l'altra metà della società, gestirà per i prossimi 30 anni la centrale idroelettrica di Sant'Antonio. La consegna dell'impianto, che si trova lungo la strada che collega l'ingresso della passeggiata di Sant'Osvaldo a Castel Roncolo, è avvenuta un mese fa, dopo 10 anni di battaglie legali che hanno costretto la Provincia a rivedere la mega-operazione energia e hanno provocato il terremoto politico giudiziario costato incarichi e processi all'allora assessore Michl Laimer e all'ex direttore di Sel Maximilian Rainer, facendo emergere un sistema di gare truccate per assegnare le concessioni a Sel.
Imprenditore immobiliare il primo, commercialista il secondo, sono loro oggi i signori dell’energia in Alto Adige: proprietari dell’impianto di Rio Pusteria, 126 milioni e 300 mila kilowattora prodotti nel 2014, e ora anche di quello di Sant’Antonio.
Dei due l’esperto di energia è Pichler: una passione la sua nata quando da ragazzo scendeva dalla Val d’Ega, dove abitava, e rimaneva incantato davanti alla piccola centrale di Cornedo.
«L’impianto di Sant’Antonio -dice Pichler - è il quinto per grandezza dell’Alto Adige, il primo è quello di Cardano. Costruito nel 1951 dalla Ste (Società trentina elettrica), passato nel 1963 all’Enel e poi a Idropower, era un gioiellino. Perché all’epoca l’Italia era leader mondiale nel settore idroelettrico. Oggi l’impianto, che è telecondotto da Santa Massenza in Trentino, produce in media 272 milioni di kilowattora all’anno, entro due anni e mezzo vogliamo arrivare a 300 milioni, che corrisponde quasi a tre volte ai consumi domestici delle famiglie bolzanine».
In autunno dovrebbero partire i lavori: l’investimento previsto è di circa 20 milioni di euro per il rinnovamento deimacchinari. Si sta inoltre pensando ad un ulteriore intervento, per sostituire le condotte forzate che sono ancora quelle del 1951.


