BOLZANO. Sul Centro per il rimpatrio (Cpr) è ancora scontro. Tra Bolzano e tutti gli altri. «Non a Bolzano», ieri il sindaco Renzo Caramaschi e l'assessore Juri Andriollo lo hanno ripetuto ancora, seduti al tavolo del Comitato per l'ordine e per la sicurezza riunito nella sede del Commissariato del governo.Questa volta, però, il sindaco ha l'appoggio di quasi tutto il Consiglio comunale, che giovedì sera ha votato il documento urgente portato da Alessandro Huber (Partito democratico) ed emendato pure da Fratelli d'Italia. Il testo chiede che le istituzioni si attivino perché Bolzano sia esclusa dai luoghi individuati come idonei.Verdi e TeamK sono contrari ai Cpr a prescindere dall'ubicazione. Solo la Lega non è contraria alla presenza di un Cpr a Bolzano. Fatto notevole, il documento è passato con i voti anche della Svp. Con la comprensione del presidente Arno Kompatscher: «Immagino che tutti i Comuni avrebbero adottato un simile documento voto. Sarebbe l'approccio di qualsiasi Comune della nostra terra». D'altra parte, lo stesso «no» è arrivato da Brennero e da Appiano. Perché accanto all'ipotesi di realizzare il Cas accanto all'aeroporto restano ancora quelle di Colle Isarco e di Appiano.Sono ipotesi, il Viminale non ha ancora ultimato le verifiche. Nella scelta del luogo dove sorgerà il centro rimpatri, però, ha sicuramente un peso il tema dei controlli e dei collegamenti. Per il momento, l'unica certezza è il numero di Cpr: uno per provincia. Quello altoatesino dovrebbe partire da 25 posti iniziali e arrivare a un massimo di 50. «È confermato dal ministero dell'Interno», così Kompatscher, «Con il collega Maurizio Fugatti, ci siamo fatti avanti proprio per evitare un Cpr regionale (dai 100 ai 300 posti) calato dall'alto, ottenendo in questo modo alcune garanzie. Sarà riservato a persone condannate per determinati reati o comunque considerate un grave pericolo per l'ordine pubblico, e le dimensioni della struttura saranno tarate sulle esigenze locali. L'idea condivisa è che una struttura più piccola possa dare anche maggiori garanzie per una gestione nel maggiore rispetto della dignità delle persone trattenute». Al tavolo presieduto dal prefetto Vito Cusumano, Caramaschi ha portato le ragioni del capoluogo: una densità abitativa maggiore che in qualsiasi altra località altoatesina, il continuo sobbarcarsi compiti gravosi come quello dell'accoglienza. «Ogni notte, 150 persone dormono sotto i ponti. Non è umano, non è sicuro e non è dignitoso», ripete il sindaco. E Andriollo: «Cento persone tra donne e minori dormono negli alberghi. Registriamo un forte afflusso di famiglie con minori». Con il presidente della Provincia hanno concordato un nuovo incontro, a breve, sui temi dell'accoglienza (dai Cas al Sai, dalle strutture per persone senza fissa dimora alla dislocazione sul territiorio e alla collaborazione tra territori e tra amministrazioni).Per rafforzare il sistema dell'accoglienza, Andriollo immagina un hub in ingresso dove si possano raccogliere le informazioni di chi arriva e dare ai nuovi venuti una prima formazione. «In questo modo, anziché far stare la gente all'aperto, si possono individuare subito altre soluzioni per la sistemazione e magari trovare anche un lavoro agli uomini soli, aspetto questo che cambia completamente la traiettoria», sostiene l'assessore, «Mentre per le famiglie servirebbero strutture dislocate in provincia che permettano di gestire chi ha i titoli per entrare nei Cas, ma anche i fuori quota, garantendo loro di essere a mano a mano introdotte nel territorio».Perciò, conclude Andriollo, «serve una strategia provinciale chiara e finanziata, anche per recuperare forza lavoro». S.M.