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BOLZANO. Ieri era impegnato in ambulatorio, Tagnin. Allora dottore, che fa, scende in campo? «Posso risponderle con una formula sanitaria? Sono in prudente attesa e osservazione». Il che vuol dire che ci sta pensando seriamente a candidarsi a sindaco e lo sta decidendo in queste ore? «Mah quando la diagnosi è ancora incerta, osservo e valuto». Elisabetta Gardini, l'europarlamentare azzurra coordinatrice di FI pare apprezzi molto il suo nome... «Allora dico una cosa: essere apprezzato dalla signora Gardini è un onore, una cosa che mi fa molto piacere. Significa che le idee che rappresento hanno ancora un senso...». Ecco Mario Tagnin il giorno dopo. Quando parla di diagnosi incerta vuol dire, tradotto dai codici sanitari: lui aspetta che la Lega si decida. Quando dice poi che l'apprezzamento della Gardini gli fa piacere aggiunge magari anche questo: sa che Berlusconi guarda a lui come un candidato molto spendibile. E proprio Elisabetta Gardini si sarebbe posta come obiettivo strategico quello di portare la Svp in dote allo schieramento puntando su un volto non legato agli scontri identitari e autonomista. Resta la Lega. In consiglio provinciale sono stati avvistati Giacomo Bezzi (coordinatore azzurro) e Maurizio Fugatti (coordinatore leghista) a colloquio con Dieter Steger. Secondo indiscrezioni, il consigliere Svp e conducator cittadino del partito non vedrebbe di cattivo occhio la nascita di un polo alternativo alla sinistra con il volto di Tagnin, che considera un moderato, rispetto ai soliti noti. È questo uno dei nodi. Ed è importante anche rispetto all'atteggiamento della Lega stessa nei confronti del medico bolzanino. In sostanza: Fugatti e i suoi sono ancora incerti sull'appoggio netto a Tagnin e sull'accantonamento di Vettori. Una delle ragioni che potrebbe far loro sciogliere la riserva è un possibile patto di non belligeranza con la Svp al secondo turno. L'altro nodo è tutto interno allo schieramento. Oggi e domani sono previsti fitti colloqui tra le tre componenti la cordata (Gardini, Urzì, Vettori e Seppi) per capire i margini di manovra in funzione di una ufficializzazione di Mario Tagnin come candidato unitario. Anche se, fino a ieri sera, Alessandro Urzì lasciava intendere che ci sarebbe ancora un altro nome sul tavolo. Ma, forse, si tratta di manovre diversive per preservare proprio Tagnin. Sempre ieri, infatti, Maurizio Fugatti insisteva: «Abbiamo ancora delle riserve sul nome che è emerso in queste ore - ha detto il coordinatore leghista- e stiamo valutando la sua candidature». Anche, se, ha aggiunto: «Tagnin è una persona che stimo. Detto questo, non basta ancora per mettere da parte il nostro candidato. La Svp? Spesso il suo atteggiamento è indecifrabile». Detto non in politichese: la Lega, nonostante le resistenze, non esclude a priori Tagnin. Ma le serviranno ancora altri elementi per decidere in senso unitario. L'altro bersaglio grosso è naturalmente il ballottaggio che, con un Tagnin sostenuto dal polo Gardini-Urzì più la Lega è a portata di mano. Restano fuori, per ora, gli holzmaniani che hanno ormai quasi definito le candidature. "Ma se intervenisse, oltre a Berlusconi e Salvini, anche la Meloni forse farebbero un passo indietro" ha detto ieri un esponente di rilievo dello schieramento. Intendendo che se FI, Lega e Fratelli d'Italia avvertissero la necessità di fare di Bolzano un laboratorio di intese alle vigilia degli scontri elettorali di Milano e Roma, la ragion di Stato potrebbe prevalere sulle invidie territoriali.


