Bolzano. «Siore e siori, ecco a voi l’unico, irresistibile BA-GON-GHI. Con i tre “Sorellini”, il clown più famoso del mondoooo: CHECCOOOO MEDORIIIII... Fate un bel applauso ai Sorellini».

Il tendone esplode in un boato. Giovedì 20 agosto 1951, piazza Mazzini, spettacolo della sera. Fa un caldo infernale sotto il chapiteau del Togni. Francesco Medori detto “Checco”, vestito da marmittone, con lo schioppo a tracolla più alto di lui di una spanna, fa l’ingresso tra cadute, inciampi, capriole, calci nel sedere ben assestati dai suoi due compari, Darix e Vioris Togni. Loro tre sono “I Sorellini”, famosi in tutta Italia. I bambini sugli spalti si spellano le mani, i genitori si sbellicano dalle risate. I “Sorellini” fanno ogni sera il tutto esaurito. Il numero è un’idea di Ercole Togni, il padre padrone del circo che porta il nome di famiglia, fondato da suo padre Aristide nel 1872. I Togni sono il circo. Fanno tutto, sanno fare tutto: trapezisti, domatori, giocolieri, funamboli, cavallerizzi, acrobati e i clown. Ercole è un duro, un cuore di pietra che tiene i conti con precisione e inflessibilità, perché i costi sono alti e il fiasco e gli incidenti sempre in agguato.

Il numero dei Sorellini gioca sul contrasto fisico tra i suoi figli Darix (un ciclopico domatore) e Vioris (un fusto d’acrobata) con Checco Medori.

«Checco, signore e signori - urla nel microfono volante il presentatore in frac rosso e calzoni da cavallerizzo -, il bagonghi più famoso d’Italia e d’Europa. Anzi, no: del mondo».