BOLZANO. La chiesa chiude. E non una qualsiasi: quella dei Carmelitani in via Col di Lana. Il punto di riferimento della comunità italiana di Gries. Matrimoni, cresime, battesimi, funerali, tutti passati di lì, vite e morti, il sagrato che si riempie la domenica, il suono delle campane come a dire: siamo qui, non preoccupatevi, non siete soli. Invece no.

Don Alessandro, il priore ammette con amarezza: «Se si potesse, ma non si può». E dunque parte, via, addio, e non c’è nessuno che lo sostituisca. Il messaggio che ha mandato ai suoi fedeli si chiude con una invocazione biblica: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone perché mandi operai nelle sue messi». Lui ha pregato, ma non c’è stato verso. Questo dei carmelitani è anche un convento. E infatti scrive padre Alessandro Bezzi: «Essendo ormai difficile mandarci dei sostituti, a causa della diminuzione dei consacrati, con grande dispiacere è stato chiesto ai nostri superiori di Roma di poter chiudere la comunità per rinforzare altri conventi». Andrà a Verona. In questi giorni la Provincia religiosa carmelitana del nordest d’Italia, che ha lì la sua casa generalizia, si è riunita per eleggere i nuovi superiori e valutare la situazione dei conventi. Non è buona. Scarseggiano le vocazioni. Come si stanno diradando, per altro verso, anche quelle dei preti della diocesi.

Lui, Alessandro Bezzi, dovrà prendersi cura del santuario di Santa Teresa del Bambin Gesù, proprio a Verona. «Mi trasferirò durante l’estate» annuncia. A Gries, accanto a lui c’è padre Ferdinando, che di anni in quella chiesa ne ha trascorsi ormai quaranta e padre Giovanni, da non più di due. Chi ieri si era ritrovato per la messa alza gli occhi al cielo: «Non è possibile. Giovanni, Ferdinando, padre Alessandro via…». Gli altri due, probabilmente seguiranno il priore a Verona, comunque non più a Bolzano. La chiesa non può stare aperta senza “operai per le messi”.

La raccolta di firme

Da giorni è stata avviata una raccolta di firme. Non è stata sollecitata dai padri, è nata dal basso, nel passaparola dopo le funzioni. Proprio l’altra sera, venerdì, ai Carmelitani, si era svolta una veglia di Pentecoste. Si sono ritrovate tutte le associazioni cattoliche, di lingua tedesca e italiana, i laici e i volontari. Nessuno, tra gli esterni sapeva della chiusura. È stato costretto a parlarne, con un messaggio riservato ai fedeli più vicini e affezionati, padre Alessandro, più che altro per fare chiarezza, per non lasciare le cose in sospeso. Dice una fedele: «Sono anni che questa chiesa è stata un po’ lasciata da parte. Fino a un po’ di tempo fa c’erano anche i battesimi, ora soltanto i funerali. Probabilmente era un segno anche questo…». Non si tratta di semplice ritualità di calendario. È che tante volte le chiese ricevono una preziosa integrazione alle loro tante spese proprio dalle offerte per le funzioni. Con il diradarsi di queste, ai Carmelitani è venuto meno anche quel poco di sostegno. In realtà, la diocesi di Bolzano aveva spostato tanto lavoro ecclesiale da lì alla parrocchiale di Gries, elevandola a snodo delle attività. Ma l’altra realtà è che la chiesa dei Carmelitani, posta da sempre davanti all’istituto delle Marcelline, era diventata il punto di riferimento della comunità di lingua italiana del quartiere, lo spazio fisico del ritrovarsi nelle occasioni importanti. Ultimamente soprattutto per l’ultimo saluto a chi se ne era andato per sempre. 
Il messaggio di padre Alessandro si chiude con un «siamo in attesa di risposta», inteso dalla Provincia Carmelitana. «Non so se la chiesa chiuderà subito - chiarisce - o dopo l’estate ma l’unica cosa certa è che i frati pian piano lasceranno Bolzano».
E la diocesi? In termini di norma canonica non c’entra con le strutture conventuali, che rispondono invece alla loro casa madre. Nel caso, dovrebbe verificarsi una sorta di passaggio di proprietà per poi inviare preti e non più frati. Ma è solo una ipotesi. Neppure presa in considerazione per ora. Un inedito. Perché anche la diocesi non abbonda di “operai” per i campi del Signore. La petizione partita da Gries si è rivolta così direttamente al Padre Generale: «Noi devoti della Madonna del Carmelo, preghiamo di voler ascoltarci prima di procedere a valutazioni definitive». E poi un elenco delle attività in essere. E infine pure una offerta: «Noi laici siamo disponibili anche ad aiutare i frati nel tenere aperta e pulita la chiesa, aumentando la nostra presenza e, se necessario, anche il supporto economico». Non si tratta solo di perdere un altare, infatti. Non è, questo edificio, solo di un luogo di fede. Per molti, i Carmelitani, costituiscono anche il segno di una presenza, il luogo di transito di infinite storie famigliari. «Verrebbe a mancare un riferimento importante non solo a noi di Gries ma a tutta la città, non ci può essere Madonna del Carmelo senza carmelitani …» chiede la lettera che ora gira di mano in mano. Ma i numeri, anche per “il padrone delle messi”, sembra siano numeri. O no?